A Bari, due donne, nuora e suocera, sono state arrestate e poste ai domiciliari dai carabinieri nell'ambito di un'indagine della Procura locale. Le accuse, contestate in concorso e a vario titolo, riguardano tentata estorsione aggravata dal metodo mafioso, danneggiamento e furto aggravato, connesse all'occupazione abusiva di immobili di edilizia residenziale pubblica. Le arrestate sono state identificate come Antonella Barbone, 31 anni, e Marzia Carella, 59 anni.
L'inchiesta, che coinvolge complessivamente sei indagati, ha evidenziato la presunta vicinanza delle due donne al clan Strisciuglio.
Questa operazione si inserisce in un più ampio contesto di contrasto alle occupazioni illecite di alloggi pubblici nel capoluogo pugliese, originata da specifici interventi nel quartiere San Pio.
Gli sgomberi e l'assegnazione degli alloggi
Le indagini dei carabinieri hanno preso avvio in seguito agli sgomberi avvenuti il 27 gennaio 2026 nel quartiere San Pio. In quell'occasione, diverse abitazioni furono liberate, inclusi due alloggi che, secondo gli inquirenti, erano occupati abusivamente da persone ritenute legate al clan Strisciuglio, tra cui il figlio della donna di 59 anni e sua moglie.
Successivamente, il 12 giugno 2026, dopo il dissequestro e la restituzione degli alloggi al Comune di Bari, gli appartamenti sono stati assegnati a due nuclei familiari di origine straniera, in base alla regolare graduatoria.
Tuttavia, i nuovi assegnatari si sarebbero trovati di fronte a una serie di intimidazioni.
Minacce e devastazione degli immobili
I legittimi assegnatari degli alloggi hanno subito minacce esplicite affinché rinunciassero agli appartamenti appena ottenuti. A queste intimidazioni si sarebbero aggiunte richieste di denaro per presunti lavori eseguiti durante il periodo di occupazione abusiva. Uno degli alloggi di edilizia residenziale pubblica, situato nel quartiere San Pio e di proprietà del Comune di Bari, è stato teatro di gravi episodi.
Durante un primo accesso, i componenti del nucleo familiare assegnatario avevano già ricevuto minacce da sconosciuti, anche alla presenza di bambini, decidendo di desistere per paura di ritorsioni.
La ricostruzione investigativa ha rivelato che, in caso di mancato pagamento delle somme richieste, la ritorsione sarebbe stata il danneggiamento dell'abitazione. Pochi giorni dopo, l'appartamento è stato effettivamente devastato: gli interni sono stati gravemente danneggiati, con tramezzi sfondati e altri danni agli infissi, rendendo l'alloggio completamente inabitabile.