Dal carcere di Terni, Riccardo Menenti, condannato all'ergastolo per l'omicidio di Alessandro Polizzi, ha scritto una lettera in cui sostiene che il figlio Valerio doveva essere assolto. La lettera, tre pagine pubblicate dal Messaggero Umbria, riguarda il delitto del 26 marzo 2013 a Perugia, nella casa di Julia Tosti in via Ettore Ricci. Alessandro Polizzi fu ucciso con un colpo di pistola che ferì anche Julia Tosti, la sua fidanzata. Riccardo Menenti, oggi 67enne, è stato condannato per l'omicidio. Il figlio Valerio, 32 anni e ex fidanzata di Julia Tosti, ha ricevuto una condanna a 16 anni e mezzo come "mandante morale e materiale" del delitto.
Le indagini e lo scambio di chiavi
Quando Riccardo Menenti sfondò la porta dell'appartamento di via Ricci, Valerio Menenti era ricoverato in ospedale, in attesa di un'operazione. La ricostruzione accusatoria indica uno scambio delle chiavi della casa di Julia Tosti tra Valerio e il padre Riccardo, avvenuto in ospedale poche ore prima del delitto. Valerio aveva quelle chiavi dal periodo della relazione con la giovane.
Le immagini delle telecamere dell'ospedale Santa Maria della Misericordia hanno avuto rilievo. Le riprese mostrano Riccardo Menenti uscire e rientrare per pochi minuti. Valerio, secondo la ricostruzione, lo avrebbe raggiunto in un punto cieco dell'impianto di videosorveglianza per il presunto scambio.
La difesa di Valerio Menenti e la lettera del padre
Valerio Menenti si è sempre dichiarato innocente. Dei 16 anni e mezzo di condanna, ne ha scontati più di 13. Da fine 2024 aveva ottenuto la semilibertà, con giornate divise tra il lavoro al mattino e il rientro nel carcere di Terni per la notte. Il regime, revocato per violazione delle prescrizioni, rientra tra gli elementi richiamati nella ricostruzione.
Nella lettera, Riccardo Menenti ripercorre i cinque gradi di giudizio. Il passaggio centrale riguarda la perizia sulla cartella clinica del figlio: "Al quinto grado, cioè la seconda Cassazione", scrive Riccardo Menenti, "avrebbero dovuto assolvere mio figlio Valerio", sostenendo che una perizia avrebbe dimostrato la sua presenza in ospedale al momento del delitto.