L'operazione “Picenum” ha portato all'applicazione di misure cautelari per cinque individui, coinvolti in un'inchiesta sulla presunta gestione illecita di rifiuti speciali presso la ricicleria comunale. Il provvedimento, emesso il 14 agosto ed eseguito dall'autorità giudiziaria di Fermo, ha disposto per gli indagati la sospensione dal servizio pubblico, il divieto di esercizio di attività d'impresa e l'obbligo di dimora. L'esecuzione è stata curata dai Carabinieri del Nucleo Operativo Ecologico (NOE) di Ancona.

Il sito pubblico di raccolta è finito sotto indagine per il conferimento di rifiuti speciali da parte di numerosi soggetti, inclusi titolari d'impresa.

L'accusa ipotizza violazioni ambientali e il verosimile pagamento di denaro o altre utilità agli addetti al pubblico servizio, per conferimenti non regolamentati. Questa fase segue i primi provvedimenti cautelari di giugno, con perquisizioni e sequestri di aree e mezzi ritenuti utilizzati nelle attività illecite.

Le misure disposte dal GIP di Fermo

Dopo gli interrogatori di garanzia, il Giudice per le Indagini Preliminari (GIP) di Fermo ha confermato l'impianto accusatorio ricostruito dagli inquirenti e dalla Procura della Repubblica. Disposte misure cautelari per cinque persone. Due addetti della ricicleria, dipendenti dell'azienda municipalizzata, sono stati sospesi dal pubblico servizio e sottoposti all'obbligo di dimora nel Comune di residenza.

Per i tre rappresentanti di una ditta di autodemolizioni, il provvedimento prevede il divieto di esercitare attività di impresa e di ufficio, unitamente all'obbligo di non allontanarsi dai rispettivi comuni di residenza. Il quadro cautelare coinvolge personale del servizio pubblico e soggetti legati a un'attività d'impresa privata, delineando un presunto sistema di illeciti nella gestione dei rifiuti speciali.

Indagini con droni e foto-trappole

Le indagini, durate oltre un anno, sono state condotte con il supporto della Polizia Provinciale di Ascoli Piceno. Per la raccolta di elementi probatori e il monitoraggio delle attività, sono stati impiegati droni per la sorveglianza aerea e foto-trappole, che hanno permesso di ricostruire le dinamiche dei presunti illeciti e consolidare il quadro accusatorio.