L'avvocato Luca Cianferoni è intervenuto in merito ai presunti "pizzini" attribuiti al suo assistito Leoluca Bagarella, che sarebbero stati fatti uscire dal severo regime del 41 bis del carcere di Sassari. Il legale, parlando a Palermo il 9 settembre 2026, ha dichiarato con fermezza: "Non ne so niente, non posso commentare cose che non conosco". La vicenda, che ha suscitato notevole attenzione, ruota attorno a scritti che sono stati collegati al noto capomafia, attualmente detenuto nel reparto di massima sicurezza dell'istituto penitenziario sassarese.

Cianferoni ha confermato un unico, significativo dettaglio riguardante le condizioni del suo assistito, affermando: "per quanto a mia conoscenza Bagarella sta molto male". Leoluca Bagarella è riconosciuto come uno storico boss di Cosa Nostra, la cui cattura risale al 1995 e che è stato condannato a numerosi ergastoli. Nell'ambito della sua biografia criminale, viene spesso ricordato il suo stretto legame familiare con Totò Riina, di cui era cognato, e il suo ruolo di presunto erede del capo dei corleonesi.

I presunti messaggi dal carcere

I "pizzini" attribuiti a Leoluca Bagarella sarebbero stati consegnati a una testata giornalistica da un ex detenuto, il quale era stato recluso nello stesso istituto penitenziario di Sassari.

Secondo la ricostruzione fornita, l'ex recluso avrebbe ricevuto questi fogli da un compagno di cella che aveva l'incarico quotidiano di portare il vitto al boss. Il contenuto dei messaggi include principalmente saluti, ma anche appelli specifici rivolti al Ministero della Salute e riferimenti a macchine di lusso, tra cui spiccano le Maserati, descritte con dettagli come "rosse e piccolini".

Gli scritti sono stati descritti come confusionari, un elemento che è stato associato all'età avanzata e alle precarie condizioni di salute di Bagarella, che ha 84 anni e non godrebbe di buona salute. Tutti i messaggi, indipendentemente dal loro contenuto, sono firmati con il nome "Luca". Il punto centrale e più controverso dell'intera vicenda rimane l'effettiva attribuzione di questi fogli al capomafia e, soprattutto, la loro presunta capacità di essere usciti dal reparto di massima sicurezza del carcere di Sassari, sollevando interrogativi sulla sicurezza del sistema.

Il canale di comunicazione nel 41 bis

Il canale attraverso il quale i "pizzini" sarebbero riusciti a lasciare il carcere è stato indicato come quello di un detenuto addetto al servizio di portavitto all'interno del regime del 41 bis. Questa figura ha il compito di consegnare il cibo e di svolgere altre attività pratiche essenziali all'interno della sezione detentiva, nota come carcere duro. In tale sezione, le celle sono rigorosamente separate e i contatti con il mondo esterno sono ridotti al minimo indispensabile, proprio con l'obiettivo di impedire ogni forma di comunicazione illecita tra i detenuti di alta caratura criminale e l'esterno.

La disciplina dell'articolo 41 bis dell'ordinamento penitenziario prevede un regime speciale applicato con decreto motivato del ministro o.