A Roma, il 28 settembre 2026, si è aperta una giornata cruciale per il processo relativo al sequestro, alle torture e all'omicidio di Giulio Regeni, il ricercatore italiano il cui tragico destino si è consumato in Egitto nel 2016. Alle ore 11:40, i giudici della prima Corte d’Assise sono entrati in camera di consiglio per deliberare sulle richieste di condanna avanzate dalla Procura. La sentenza è attesa per le 18, a oltre dieci anni dalla scomparsa di Regeni.
La Procura di Roma ha sollecitato pene severe per i quattro agenti dei servizi egiziani, identificati come "007 del Cairo".
Le richieste includono una condanna all’ergastolo e tre condanne a 17 anni e mezzo di reclusione. Le accuse si concentrano sul sequestro, sulle torture e sull'omicidio del ricercatore italiano.
Le richieste di condanna per gli agenti egiziani
Il procedimento davanti alla prima Corte d’Assise di Roma si concentra sulle gravi accuse legate al sequestro, alle torture e all'omicidio del ricercatore italiano. La Procura ha formulato le richieste di condanna nei confronti dei quattro imputati egiziani: un ergastolo e tre pene detentive di 17 anni e mezzo. La camera di consiglio si è aperta nella mattinata del 28 settembre 2026. Gli imputati sono il generale Tariq Sabir, i colonnelli Uhsam Helmi e Athar Kamel Mohamed Ibrahim, e il maggiore Magdi Ibrahim Abdelal Sharif.
Il processo, riguardante fatti collocati in Egitto nel 2016, viene celebrato a Roma.
La giornata della sentenza e le parole della famiglia
La sentenza è stata indicata per il pomeriggio del 28 settembre 2026, a oltre dieci anni dalla scomparsa di Giulio Regeni. La famiglia Regeni, presente in aula, ha dichiarato: "Essere qui è già una vittoria, ma non ci accontentiamo".
L’avvocata Alessandra Ballerini, legale della famiglia Regeni, ha evidenziato le difficoltà incontrate nell'iter processuale. Le sue parole hanno richiamato le resistenze: "Tutto quelloche il regime poteva mettere in campo per impedire questo processo lo ha fatto".