La sentenza del processo sulla tragica morte di Giulio Regeni è attesa per lunedì 28 settembre 2026. La decisione sarà pronunciata dalla prima Corte d’Assise di Roma in un caso che ha scosso profondamente l’opinione pubblica. Giulio Regeni, un giovane ricercatore italiano di 27 anni, originario del Friuli, fu trovato senza vita in Egitto nel 2016. Il suo corpo presentava evidenti e gravi segni di violenze e torture, circostanze che fin da subito hanno sollevato interrogativi e richieste di chiarezza. Nel giorno in cui verrà emessa la sentenza, saranno trascorsi 3.890 giorni dal ritrovamento del corpo del ricercatore.
Il procedimento giudiziario vede coinvolti quattro imputati, tutti appartenenti ai servizi segreti egiziani, chiamati a rispondere dei fatti accaduti tra gennaio e febbraio del 2016.
La Procura di Roma ha avanzato richieste di condanna significative. Per Magdi Ibrahim Abdelal Sharif, ritenuto dall’accusa l’uomo che avrebbe materialmente cagionato la morte di Regeni, è stato sollecitato l’ergastolo. Altri tre imputati – Athar Kamel Mohamed Ibrahim, Uhsam Helmi e Tareq Sabyr – rischiano invece condanne a 17 anni e mezzo di reclusione. Queste richieste sono state formalizzate il 23 giugno 2026 dal procuratore aggiunto Sergio Colaiocco, che ha guidato l’inchiesta e l’accusa in aula.
Le accuse nel processo
Nel corso del dibattimento, l’accusa ha meticolosamente ricostruito le fasi del sequestro, delle torture e, infine, dell’uccisione del ricercatore italiano. La Procura ha puntato il dito contro gli apparati di sicurezza egiziani, indicandoli come i responsabili diretti delle efferate violenze subite da Regeni. In aula, sono state presentate numerose prove documentali, dichiarative e tecnico-scientifiche, supportate da riscontri esterni, convergenze indipendenti e verifiche dibattimentali, tutte volte a sostenere la tesi accusatoria. Il procedimento è stato inoltre presentato come una ferma risposta al silenzio ostinato, alle versioni di comodo e ai falsi attribuiti all’Egitto nella gestione e nella comunicazione della vicenda.
Secondo la ricostruzione accusatoria, il calvario di Giulio Regeni ebbe inizio il 25 gennaio 2016. Da quella data, il ricercatore sarebbe stato sequestrato e sottoposto a sevizie da parte di uomini dello Stato, membri degli apparati di sicurezza. Il movente individuato nel processo è legato a una errata percezione di attività di intelligence ostile. Tuttavia, è stato categoricamente ribadito in aula che Giulio Regeni “non era una spia”, ma un giovane ricercatore di 27 anni, interamente dedito al proprio lavoro accademico e di ricerca.
L’attesa della famiglia e la data della decisione
Alla lettura della sentenza sono attesi anche i genitori di Giulio Regeni, che hanno seguito ogni fase del percorso giudiziario.
Da anni, la famiglia è instancabilmente impegnata nella richiesta di “verità e giustizia” per il figlio, diventando un simbolo di resilienza e determinazione. La loro presenza in aula sottolinea l’importanza di questa decisione per chi, da troppo tempo, attende risposte e chiarezza su una vicenda così dolorosa e complessa.