Studentesse e studenti della Rete degli Studenti Medi sono scesi in piazza il 26 settembre 2026 in diverse città italiane, da nord a sud, per esprimere la propria ferma contrarietà al Dl Valditara. La mobilitazione ha rivendicato con forza un'idea di scuola pubblica, inclusiva e realmente accessibile a tutte e tutti, ponendo al centro del dibattito il tema cruciale dell'accesso all'istruzione senza discriminazioni.

La richiesta principale degli studenti è una scuola che non discrimini e non escluda, che garantisca pari diritti e pari opportunità, contrasti efficacemente le disuguaglianze e rappresenti per ogni studentessa e ogni studente un autentico spazio di crescita, partecipazione ed emancipazione.

Angela Verdecchia, coordinatrice nazionale della Rete, ha sottolineato come la difesa della scuola pubblica sia intrinsecamente legata alla possibilità per ogni ragazza e ogni ragazzo di costruire il proprio futuro, contestando la legittimazione di disuguaglianze sociali nell'accesso ai diritti e alle opportunità.

La mobilitazione e il richiamo alla Costituzione

La Rete degli Studenti Medi ha spiegato che la mobilitazione nasce dalla volontà di riportare al centro del dibattito pubblico il ruolo fondamentale della scuola come strumento di emancipazione e di riduzione delle disuguaglianze sociali. La protesta si è collegata esplicitamente all'articolo 34 della Costituzione, richiamato dagli studenti con la formula "La scuola è pubblica e aperta a tutti".

Secondo la posizione espressa dalla Rete, questo principio costituzionale indica una scuola che non lascia indietro nessuno, riconosce pienamente i diritti degli studenti e garantisce a tutte e tutti la possibilità di partecipare attivamente e pienamente alla vita scolastica.

Il dissenso degli studenti si concentra sul Dl Valditara e su un modello di istruzione definito discriminatorio ed escludente dalla stessa Rete. La piattaforma della protesta unisce la richiesta di accessibilità, inclusione e pari opportunità alla critica verso scelte che, nella lettura degli studenti, incidono negativamente sul diritto a frequentare la scuola come luogo comune di crescita e partecipazione.

Il presidio a Messina contro il limite del 30%

Nel quadro della mobilitazione nazionale, la Rete degli studenti medi di Messina ha organizzato una manifestazione in Piazza Unione Europea, davanti a Palazzo Zanca, nel pomeriggio del 26 settembre 2026. L'iniziativa locale ha contestato in particolare il decreto che intende introdurre un limite del 30% di alunni stranieri nelle classi italiane. Federico Auditore, rappresentante della Rete degli studenti medi di Messina, ha criticato aspramente il provvedimento, sostenendo che i veri problemi della scuola siano altri, come la sicurezza delle aule e l'educazione sessuoaffettiva.

Gli studenti di Messina hanno inoltre evidenziato come l'immigrazione rappresenti un'opportunità e hanno accusato il governo di utilizzare il tema per mera propaganda elettorale, con effetti discriminatori diretti sulle famiglie straniere. La protesta ha ribadito la necessità di una scuola che sia un ambiente accogliente e inclusivo per tutti, senza barriere o percentuali limitanti basate sull'origine.