Gli inquirenti di Campobasso, impegnati nel complesso giallo di Pietracatella, dispongono ora di "elementi certi" che indirizzano l'indagine verso l'ipotesi di duplice omicidio premeditato. Il fascicolo riguarda le tragiche morti di Antonella Di Ielsi e della figlia quindicenne Sara Di Vita, entrambe decedute a seguito di un avvelenamento da ricina. Queste nuove indicazioni emergono mentre si attendono le relazioni ufficiali sulle analisi approfondite condotte a Berlino.

Anche gli esperti tedeschi del Robert Koch Institute hanno fornito, in via informale, indicazioni che convergono in questa direzione.

L'invio delle consulenze definitive dalla Germania si configura come un passaggio cruciale, non solo per formalizzare i risultati, ma anche per chiarire in modo inequivocabile quanto emerso sulla presenza della ricina su reperti e alimenti. Su questo specifico aspetto, infatti, è stata rilevata un'anomalia che necessita di ulteriori conferme dagli accertamenti tecnici ancora in corso di formalizzazione.

La ricostruzione degli eventi a Pietracatella

Il cuore dell'inchiesta ruota attorno alla famiglia Di Vita e, in particolare, alla cena consumata il 23 dicembre 2025 nella loro abitazione di Pietracatella, un piccolo centro in provincia di Campobasso. Tra gli alimenti che sono stati ricostruiti nell'ambito dell'indagine, figurano cozze avanzate da un precedente pranzo, salumi vari e una giardiniera di verdure.

Nei giorni immediatamente successivi a quella cena, Antonella Di Ielsi, Sara Di Vita e Gianni Di Vita hanno manifestato sintomi gravi, tra cui nausea, vomito e forti dolori addominali, che hanno destato immediata preoccupazione.

Madre e figlia, Antonella e Sara, si sono recate più volte presso il pronto soccorso dell'ospedale Cardarelli di Campobasso. In una fase iniziale, il quadro clinico era stato erroneamente ricondotto a una comune gastroenterite o a un'intossicazione alimentare. La situazione è precipitata rapidamente: Sara Di Vita, la quindicenne, è deceduta il 27 dicembre 2025, mentre Antonella Di Ielsi, di 50 anni, è morta la mattina seguente, il 28 dicembre 2025. Gianni Di Vita, invece, è riuscito a sopravvivere, mentre la figlia maggiore, Alice, di 19 anni, non aveva preso parte alla fatale cena, essendo uscita a mangiare una pizza con amici.

Gli accertamenti tossicologici sulla ricina

La presenza della ricina è stata accertata nel sangue di Antonella Di Ielsi e Sara Di Vita solo in un secondo momento, grazie agli esami tossicologici approfonditi condotti dal Centro antiveleni Maugeri di Pavia. Questo centro ha analizzato circa 1.500 diverse sostanze per giungere alla scoperta. Successivamente, gli esami istologici hanno fornito ulteriori conferme, evidenziando danni agli organi interni pienamente compatibili con un avvelenamento da ricina. È stato inoltre rilevato che nel sangue di Gianni Di Vita non è stata trovata alcuna traccia della sostanza letale.

Gli accertamenti specifici svolti in Germania hanno ulteriormente escluso la presenza di anticorpi nel sangue di Gianni Di Vita che avrebbero potuto indicare un suo precedente contatto con la ricina. Questo dettaglio è fondamentale per delineare con maggiore precisione il contesto dell'avvelenamento e le dinamiche che hanno portato alla morte di madre e figlia.