Katherine Alvarez, madre di Kataleya Mia Alvarez Chicclo, conosciuta come Kata, ha rotto il silenzio l'11 settembre 2026 davanti al Palazzo di giustizia di Firenze. La sua sentita dichiarazione è giunta in un momento cruciale, dopo che la procura fiorentina ha avanzato la richiesta di archiviazione dell’inchiesta sulla scomparsa della figlia. La piccola Kata, di origini peruviane, è svanita nel nulla dall’ex hotel Astor di Firenze il 10 giugno 2023, quando aveva appena cinque anni. La madre ha espresso apertamente il suo profondo dispiacere per la decisione della procura e ha ribadito con forza la sua determinazione a proseguire la ricerca della verità, lanciando un accorato appello per ottenere supporto alla sindaca Sara Funaro e alle istituzioni politiche.
Con una voce carica di emozione, Katherine Alvarez ha riaffermato la sua incrollabile convinzione che la figlia sia ancora in vita: “Kata è ancora viva, mi manca e voglio riabbracciarla”. Assistita legalmente dall’avvocato Giovanni Conticelli, la donna detiene il diritto di opporsi formalmente alla richiesta di archiviazione. La decisione definitiva su tale richiesta, avanzata dalla procura, spetterà ora al Giudice per le indagini preliminari (Gip) del tribunale di Firenze, che dovrà valutare tutti gli elementi a disposizione.
L'inchiesta sulla scomparsa e la richiesta di archiviazione
La procura fiorentina ha motivato la richiesta di archiviazione dell’inchiesta, che in precedenza aveva visto indagati lo zio materno e quello paterno della bambina, con la seguente argomentazione: “Gli elementi raccolti non consentono una ragionevole previsione di condanna”.
Nel dettagliato fascicolo investigativo, erano stati coinvolti Abel Argenis Vasquez, zio materno, e Marlon Chicclo, zio paterno, entrambi con l'accusa specifica di sequestro di persona. Nonostante gli sforzi, le piste esaminate non avrebbero prodotto riscontri sufficienti a sostenere un'accusa in giudizio.
In data 11 settembre 2026, l’avvocato Giovanni Conticelli ha provveduto a ritirare l'imponente mole di atti relativi alle indagini condotte dai carabinieri nel corso degli ultimi tre anni. Il materiale raccolto è di proporzioni notevoli, comprendendo oltre 28 mila pagine di documenti e circa 40 terabyte di immagini e video. La madre di Kata ha riconosciuto l'impegno e il lavoro svolto dalla procura nella complessa ricerca dei responsabili della scomparsa, ma ha anche dichiarato la sua intenzione di esaminare attentamente gli atti.
Il suo obiettivo è verificare se siano state approfondite tutte le indicazioni e le piste da lei suggerite, inclusa una specifica segnalazione presentata nel gennaio precedente alla procuratrice Rosa Volpe, ritenuta di potenziale importanza per le indagini.
Il ruolo centrale dell'ex hotel Astor nel racconto della madre
Per Katherine Alvarez, la verità sulla scomparsa della figlia rimane indissolubilmente legata all’ex hotel Astor, il luogo da cui Kata è sparita. La madre ha rivelato che, appena una settimana prima della drammatica sparizione della bambina, si erano verificati episodi da lei definiti strani e preoccupanti all’interno dell’edificio. Ha inoltre menzionato liti e discussioni avvenute in quel contesto, pur precisando di non riuscire a individuare chi potesse avere un movente per volerle sottrarre Kata.
Alvarez ha fermamente sostenuto di non aver mai fatto del male a nessuno e di non avere debiti, escludendo così possibili moventi legati a vendette o ritorsioni personali che avrebbero potuto portare al rapimento della sua bambina.