A Trieste, il 14 settembre 2026, è emersa la drammatica vicenda di Ayesha, una giovane di 29 anni di origini pachistane che vive nel capoluogo giuliano con un permesso di soggiorno per motivi di studio, dove sta svolgendo un dottorato in un prestigioso centro di ricerca. La ragazza, il cui nome è stato modificato in Ayesha per tutelare la sua identità, ha espresso il profondo timore per la propria vita qualora dovesse fare ritorno nel suo villaggio d’origine in Pakistan.

Il cuore della sua denuncia risiede nel rifiuto di un matrimonio combinato.

Secondo il suo racconto, gli zii materni le avrebbero organizzato delle nozze con un parente che lei non ha mai incontrato e che vedrebbe per la prima volta proprio il giorno della cerimonia. Ayesha ha chiaramente espresso come il suo rifiuto sia intrinsecamente legato al rischio di subire gravi ritorsioni familiari, sintetizzando la sua angoscia con una frase diretta e inquietante: «Se ritorno nel mio villaggio la mia famiglia mi uccide».

Il dramma personale e la ricerca di sicurezza in Italia

La ricercatrice ha rivelato di aver subito in passato violenze fisiche e abusi di natura psicologica ed emotiva. «Ho subìto violenza fisica, abuso mentale ed emotivo», ha dichiarato, aggiungendo di essere riuscita a intraprendere un percorso di studi grazie al sostegno di un professore.

Questo aiuto le ha permesso di arrivare in Italia. La giovane ha inoltre raccontato che la sua possibilità di studiare, ottenuta con il permesso della madre, ha scatenato la reazione violenta dei familiari contro la donna stessa, che sarebbe stata aggredita e minacciata.

Ayesha ha tenuto a precisare che il matrimonio impostole rientra in una tradizione sociale legata a reti parentali e clan, distinguendola esplicitamente dalla religione islamica. Ha riferito che i suoi zii l'hanno minacciata di morte in caso di rifiuto. Attualmente, la giovane si sente al sicuro a Trieste, dove ripone piena fiducia nelle leggi italiane, e sta valutando seriamente la possibilità di richiedere asilo politico per ottenere la protezione necessaria.

Prospettive future e un precedente a Trieste

Oltre al suo impegno nello studio, la ricercatrice sta esplorando opportunità per proseguire il dottorato in altri paesi, come il Canada o gli Stati Uniti. Pur esprimendo il desiderio di sposarsi e avere figli in futuro, Ayesha ha sottolineato come il suo presente sia interamente dedicato allo studio e a un percorso psicologico che ha intrapreso per elaborare i traumi subiti.

La città di Trieste è stata recentemente teatro di un altro episodio simile. Il 3 settembre 2026, infatti, è stato reso noto il caso di una giovane di origine bengalese, residente da diversi anni nel capoluogo giuliano, che era stata minacciata dai genitori dopo aver rifiutato un matrimonio combinato. L’episodio si era verificato nella mattinata del 2 settembre 2026, evidenziando una preoccupante ricorrenza di tali dinamiche sul territorio.