Il Tar Sardegna ha riconosciuto la responsabilità del Ministero della Difesa per la patologia tumorale diagnosticata al carabiniere cagliaritano Cesare Salvo. La decisione giunge dopo che il militare ha partecipato a tre missioni all’estero in contesti operativi complessi come il Kosovo, l'Etiopia-Eritrea e l'Albania. Per Salvo, il risarcimento disposto dal tribunale amministrativo supera i 260mila euro, una somma significativa che sottolinea la gravità del caso e l'accertamento del nesso causale tra il servizio prestato e la malattia. La notizia è stata diffusa a Cagliari il 30 settembre 2026.

La diagnosi di tumore ha colpito Cesare Salvo all'età di 34 anni, poco dopo il suo rientro dai teatri operativi. Il percorso di cura del carabiniere è stato particolarmente difficile, caratterizzato da numerosi interventi chirurgici e ben cinque cicli di chemioterapia, momenti in cui il timore per la propria sopravvivenza è stato una costante. La vicenda è stata portata all'attenzione pubblica dall'Osservatorio Nazionale Amianto (ONA), il cui presidente, l'avvocato Ezio Bonanni, ha assunto anche la difesa legale del militare, evidenziando l'importanza di tutelare la salute di chi serve lo Stato in condizioni di rischio.

I fattori di rischio e il contesto delle missioni

Nel corso del giudizio, una consulenza tecnica approfondita, acquisita e valutata dai giudici, ha delineato un quadro preciso dei fattori di rischio a cui il militare è stato esposto durante le sue missioni.

Tra questi, sono stati identificati la presenza di metalli pesanti, l'esposizione a radiazioni ionizzanti e non ionizzanti, la potenziale inalazione di amianto e il contatto con altre sostanze tossiche. A questi elementi si sono aggiunte le estreme condizioni operative tipiche di tali contesti, che hanno comportato uno stress prolungato, uno stato di ipervigilanza costante e un elevato e continuo rischio per l'incolumità personale del militare, elementi che hanno contribuito a creare un ambiente altamente nocivo per la salute.

Nonostante le evidenze presentate, il Ministero della Difesa, nel corso del procedimento giudiziario, ha strenuamente contestato sia l'effettiva esposizione del militare ai suddetti fattori ambientali sia la correlazione diretta tra questi e la patologia sviluppata.

Tuttavia, il Tar ha ritenuto che gli elementi probatori raccolti fossero sufficienti e convincenti per stabilire la responsabilità dell'amministrazione. L'avvocato Bonanni ha commentato la sentenza sottolineando un principio fondamentale: “Un militare sa che una missione può comportare pericoli e li affronta perché ha scelto di servire lo Stato”, ribadendo però il diritto alla protezione e al riconoscimento in caso di danni alla salute subiti in servizio.

La sentenza e il risarcimento riconosciuto

La sentenza del Tar Cagliari, sezione prima, identificata con il numero 316, è stata depositata il 12 febbraio 2026. Nel provvedimento, il collegio giudicante ha meticolosamente ricostruito l'intero periodo di servizio prestato dal militare nelle aree di conflitto e di crisi internazionale, ovvero in Kosovo, Etiopia-Eritrea e Albania.

La decisione ha anche preso in esame la diagnosi di neoplasia al testicolo destro con linfoadenopatia precavale e intraortocavale, risalente al luglio 2006. La sentenza ha inoltre richiamato il precedente riconoscimento della dipendenza della malattia da causa di servizio, che aveva già portato all'erogazione di una speciale elargizione pari a 53.383 euro, un primo passo verso il riconoscimento del sacrificio del militare.

Il procedimento ha incluso una serie di accertamenti sanitari e amministrativi fondamentali per la quantificazione del danno. La Commissione medica ospedaliera di Cagliari aveva precedentemente quantificato un'invalidità del 30% in relazione alla capacità lavorativa del carabiniere.

Successivamente, una consulenza tecnica d'ufficio (CTU) ha fornito una stima del danno biologico permanente subito. Tutti questi elementi hanno concorso alla determinazione del risarcimento complessivo, che, come stabilito dal Tar, supera i 260mila euro, a riprova del grave pregiudizio subito da Cesare Salvo a causa delle sue missioni al servizio del Paese.