Una vasta maxi-piantagione di cannabis è stata scoperta nel Veronese, portando all'arresto di due persone. L'operazione, condotta dalla Guardia di Finanza di Verona, ha avuto luogo in un'area boschiva demaniale situata nel comune di San Giovanni Lupatoto. La notizia dell'intervento è stata resa nota a Verona il 29 settembre 2026, rivelando i dettagli di una complessa indagine. Le coltivazioni illecite, estese su un'area complessiva di circa 200 metri quadrati, erano abilmente occultate all'interno della fitta vegetazione, rendendone difficile l'individuazione.

Tra i due individui arrestati figura Pier Paolo Spinazzè, un uomo di 44 anni, noto al pubblico come lo street artist "Cibo". L'artista è celebre per la sua attività di realizzazione di murales, attraverso i quali si impegna a coprire svastiche e altri simboli d'odio, promuovendo un messaggio di inclusione e tolleranza. Spinazzè e l'altra persona coinvolta sono stati sorpresi dalle forze dell'ordine proprio mentre si trovavano all'interno dell'area boschiva, nelle immediate vicinanze delle coltivazioni individuate.

La scoperta delle piantagioni e il sofisticato sistema di sorveglianza

L'individuazione delle piantagioni è stata il risultato di un'attenta attività di monitoraggio aereo. Gli elicotteri della Guardia di Finanza di Venezia hanno effettuato numerosi sorvoli sulla zona, permettendo di localizzare con precisione le aree coltivate, ben mimetizzate nel cuore della vegetazione.

A seguito di questa scoperta iniziale, la Procura di Verona ha coordinato l'avvio di un'approfondita inchiesta, che si è protratta per alcuni mesi attraverso una serie di osservazioni discrete e mirate, volte a raccogliere prove e identificare i responsabili.

Le due distinte aree di coltivazione erano dotate di un impianto di irrigazione centralizzato, una soluzione ingegnosa alimentata da appositi fusti utilizzati per la raccolta dell'acqua, garantendo così un approvvigionamento costante e autonomo. A ulteriore dimostrazione della meticolosa organizzazione, le piantagioni erano protette da un sistema di sorveglianza avanzato. Nel bosco erano state strategicamente posizionate fototrappole, occultate con cura tra la vegetazione.

Questi dispositivi erano impiegati per monitorare a distanza ogni movimento, rilevando l'avvicinamento di persone estranee o eventuali controlli da parte delle autorità, nel tentativo di prevenire l'intervento.

Nonostante la complessità del sistema di monitoraggio e occultamento, l'operazione dei finanzieri ha avuto successo. Le pattuglie sono riuscite a infiltrarsi nell'area boschiva e a intervenire proprio nel momento in cui i due arrestati si trovavano sul posto. Il bilancio del sequestro ammonta a circa venti piante di cannabis, alcune delle quali raggiungevano un'altezza considerevole, fino a due metri. Il peso complessivo del materiale vegetale sequestrato ha superato i 60 chilogrammi.

Insieme alle piante, sono state poste sotto sequestro anche tutte le attrezzature specifiche impiegate per la coltivazione illecita, elementi cruciali per il mantenimento e lo sviluppo delle piantagioni.

Accertamenti e ulteriori sequestri

Le piante e il materiale sequestrato saranno ora sottoposti ad accurate analisi di laboratorio. Queste indagini scientifiche saranno fondamentali per stabilire con precisione la percentuale di principio attivo presente nella cannabis, un dato essenziale per determinare il numero di dosi ricavabili e, di conseguenza, per stimare il valore complessivo della produzione sul mercato illecito. Successivamente all'intervento nell'area demaniale, le indagini si sono estese alle abitazioni degli arrestati. Le perquisizioni domiciliari hanno portato a ulteriori scoperte: nell'abitazione di uno dei due, sono state rinvenute e sequestrate altre tre piante di cannabis e circa 53 grammi di marijuana.