L'omicidio di Simonetta Cesaroni, avvenuto il 7 agosto 1990 nell'appartamento di via Poma a Roma, torna al centro dell'attenzione con le recenti dichiarazioni di Paola Cesaroni, sorella della vittima. Il 14 settembre 2026, Paola Cesaroni è tornata sui momenti concitati del ritrovamento del corpo, sollevando un inquietante sospetto: la possibile presenza di una persona nascosta nell'ufficio. L'ipotesi è supportata dalla scomparsa di tre tracce di sangue che, a suo dire, il suo compagno avrebbe inizialmente notato dietro una porta, ma che non comparirebbero nelle successive fotografie della Scientifica.
L'assenza delle tracce suggerisce l'intervento dell'assassino o di un complice per ripulire la scena; l'ufficio vasto avrebbe permesso a qualcuno di celarsi e poi eliminare le prove dopo l'uscita dei presenti e prima degli accertamenti fotografici.
Il comportamento della portiera e le chiavi
Nel ricordo di Paola Cesaroni rientra anche il comportamento ambiguo di Giuseppa De Luca, moglie del portiere dello stabile. La sorella di Simonetta ha riferito che la donna, in un primo momento, avrebbe negato di possedere le chiavi dell'appartamento, nonostante le ripetute insistenze. All'arrivo delle forze dell'ordine, Giuseppa De Luca teneva le chiavi nascoste dietro la schiena mentre un agente le chiedeva; fu Paola stessa a indicare che le chiavi erano in suo possesso.
Un episodio che, per la sorella della vittima, resta un passaggio non chiarito.
La nuova indagine e le tracce di DNA
Le dichiarazioni di Paola Cesaroni si inseriscono nel contesto di una nuova indagine della Procura, verso cui la sorella della vittima ha espresso fiducia, riconoscendo l'impegno del procuratore Lo Voi e del pm Lia. Questa riapertura del caso si basa su un elemento cruciale: la Procura di Roma avrebbe a disposizione una traccia biologica mista a quella di Simonetta Cesaroni, un ritrovamento che potrebbe rappresentare una svolta decisiva nell'omicidio di via Poma. Le verifiche genetiche riguardano complessivamente 75 persone; i primi sette confronti genetici sono risultati negativi, ma si attendono ulteriori riscontri.
La traccia biologica sarebbe stata rinvenuta su indumenti della vittima. Il consulente della famiglia Cesaroni ha sottolineato che l'identificato dovrebbe spiegare la presenza del proprio DNA. L'indagine riaccende le speranze dopo il rigetto dell'archiviazione e le critiche del gip, che aveva evidenziato errori investigativi. L'auspicio è che questa fase investigativa porti a una verità definitiva, evitando nuovi errori e ingiuste esposizioni pubbliche, in un caso che ha visto in passato il coinvolgimento di diversi soggetti.