Un tragico evento ha scosso Vigevano, in provincia di Pavia, dove Roberto Iabichella, 60 anni, è stato trovato senza vita il 23 agosto 2026 nel suo appartamento Aler. Inizialmente si era pensato a una morte causata da un incendio, ma le successive indagini hanno rivelato una verità ben più inquietante: Iabichella sarebbe stato ucciso. Per l'omicidio è stato arrestato il vicino di casa, Francesco Manfrin, 48 anni, ora detenuto in carcere. L'abitazione della vittima, situata in via Foscolo, fa parte di una palazzina di case popolari dell'Aler, ed è qui che il corpo di Iabichella era stato rinvenuto carbonizzato dopo il divampare del rogo.

Gli accertamenti medico-legali sono stati cruciali per modificare radicalmente il quadro iniziale dell'intervento. È emerso che Iabichella non sarebbe deceduto a causa dell'incendio, ma avrebbe invece subito gravi traumi al volto e presentava evidenti segni di strangolamento. Una nota della Questura ha confermato questi dettagli, sottolineando le "gravi lesioni al volto e evidenti segni di strangolamento" riscontrati sul corpo. In virtù di queste scoperte, Francesco Manfrin è stato formalmente accusato di omicidio aggravato, incendio doloso e distruzione di cadavere.

L'incendio e il tentativo di depistaggio

L'allarme per il rogo era stato lanciato intorno a mezzogiorno da altri residenti della palazzina, allertati dalla fuoriuscita di fumo dall'appartamento.

Un vicino, nel tentativo di prestare soccorso, era rimasto lievemente intossicato provando ad accedere all'alloggio. All'arrivo dei soccorritori, Roberto Iabichella era stato trovato ormai carbonizzato. I vigili del fuoco, intervenuti prontamente, avevano accertato che le fiamme si erano propagate dal materasso nella camera da letto dell'uomo, il quale viveva da solo.

Secondo la ricostruzione investigativa, l'incendio non sarebbe stata la causa del decesso, ma piuttosto una fase successiva al delitto, orchestrata per nascondere l'accaduto. Manfrin avrebbe tentato di simulare un suicidio, inviando messaggi di addio dal telefono di Iabichella. Successivamente, avrebbe appiccato il fuoco nella camera da letto, proprio dove si trovava il cadavere, con il chiaro intento di cancellare ogni traccia dell'omicidio.

La Questura ha specificato che l'autore del delitto avrebbe inviato dal cellulare della vittima messaggi "dal contenuto affettivo e di commiato", un tentativo di depistaggio.

Le indagini e gli elementi chiave

Le indagini, coordinate dal pubblico ministero di turno, sono state affidate alla Squadra Mobile della Questura di Pavia. Gli investigatori hanno svolto un meticoloso lavoro di ricostruzione, analizzando le frequentazioni di Roberto Iabichella e le ore immediatamente precedenti al divampare dell'incendio. Fondamentali per l'inchiesta si sono rivelati i filmati delle telecamere di videosorveglianza presenti nell'area e l'analisi dei dati di traffico telefonico, elementi che hanno contribuito a delineare il quadro accusatorio nei confronti di Francesco Manfrin.