Andrea Sempio, indagato dalla Procura di Pavia per l’omicidio di Chiara Poggi, ha escluso l’ipotesi di un errore giudiziario nei confronti di Alberto Stasi, condannato a 16 anni per il medesimo delitto. La sua posizione è stata espressa il 6 ottobre 2026 a Milano, in un’intervista per “Porta a Porta” in onda la sera stessa. Sempio ha collegato la sua valutazione alla “ricostruzione alternativa” che mira a dimostrare l’innocenza di Stasi, affermando con decisione: “Secondo me la condanna è giusta”.
Nel corso della trasmissione, Sempio ha esposto il suo scetticismo, indicando aspetti del “racconto alternativo” come “non convincenti”.
Gli elementi sollevati a favore della presunta innocenza di Stasi non lo hanno persuaso, ha ribadito: “Ci sono cose che non mi convincono nel racconto alternativo che vedrebbe Stasi innocente”. Ha aggiunto che le spiegazioni fornite “ai tempi” gli sembrano “più logiche e spiegate come sono state spiegate”. Le sue dichiarazioni si inseriscono nella vicenda dell’omicidio di Chiara Poggi, con Alberto Stasi condannato in via definitiva e Sempio indagato dalla Procura di Pavia per lo stesso grave delitto.
La posizione di Sempio sulla condanna
Approfondendo il suo ragionamento, Sempio ha sostenuto che le questioni sollevate nel “racconto alternativo” appaiono meno solide e coerenti rispetto alle conclusioni formulate e accettate in passato.
Non ha proposto nuove ricostruzioni, ma ha espresso un giudizio chiaro sulla correttezza della condanna inflitta ad Alberto Stasi. La notizia si concentra sulla netta presa di posizione di Sempio riguardo alla validità della sentenza e sulla sua convinzione che non vi sia stato alcun errore giudiziario a danno di Stasi. Le sue considerazioni rafforzano l'idea che la verità processuale stabilita sia la più plausibile e meglio supportata dai fatti.
Il quadro richiamato dalle dichiarazioni di Andrea Sempio abbraccia i tre attori principali di questa vicenda giudiziaria: Chiara Poggi, vittima dell’omicidio; Alberto Stasi, l’uomo condannato in via definitiva a 16 anni; e Andrea Sempio stesso, indagato per il medesimo crimine.
La sua dichiarazione si inserisce in un contesto processuale e investigativo di rilevanza, offrendo un giudizio esplicito sulla solidità della condanna di Stasi e sulla debolezza del “racconto alternativo” che continua a sostenere la sua innocenza.