Un uomo di 78 anni, residente nell’entroterra genovese, è stato condannato a Genova a un anno e quattro mesi di reclusione, senza sospensione condizionale della pena. La sentenza, emessa il 14 ottobre 2026, lo ha riconosciuto colpevole di stalking e lesioni nei confronti di una coppia di vicini di casa. La giudice Valentina Vinelli ha accolto la richiesta del pubblico ministero, disponendo inoltre il pagamento di provvisionali pari a 3.000 e 1.500 euro in favore delle due persone offese, oltre alle spese legali.
La vicenda ha avuto origine da un progressivo deterioramento dei rapporti di vicinato.
Nel corso del processo, è stato ricostruito un quadro di dispetti continui, provocazioni, gesti offensivi e minacce, che hanno reso insostenibile la convivenza per la coppia. Le condotte persecutorie, secondo quanto accertato, sarebbero iniziate il 25 agosto 2025 e si sarebbero protratte per oltre un anno. Tra gli episodi più gravi, è emersa una minaccia esplicita rivolta a uno dei vicini: “Ti faccio finire al San Martino e poi al cimitero”.
Le prove: telecamere e registrazioni decisive
Per documentare la serie di episodi vessatori, le vittime avevano installato telecamere di sorveglianza. Circa trenta registrazioni video sono state acquisite agli atti del processo, rivelandosi elementi probatori fondamentali.
Alcuni filmati mostrano l’uomo mentre rivolge il dito medio ai vicini, mentre un video risalente a maggio 2026 ha registrato una frase offensiva. Ulteriori episodi sono stati segnalati il 7 ottobre 2026, pochi giorni prima della pronuncia della sentenza.
Il quadro accusatorio ha incluso anche un’aggressione fisica. In una specifica occasione, il 78enne avrebbe colpito con una testata uno dei vicini, causandogli la rottura di un mignolo. Questa azione di violenza diretta ha rafforzato l’accusa di lesioni, che si è affiancata a quella di stalking, costituendo il fulcro della condanna pronunciata.
La difesa dell’imputato e la conferma della condanna
Durante il dibattimento, l’imputato, un idraulico in pensione, ha rilasciato dichiarazioni spontanee, sostenendo di essere stato a sua volta vittima di lesioni.
Tuttavia, questa versione dei fatti non ha trovato alcun riscontro nel corso del processo ed è stata smentita in modo categorico sia dalle testimonianze raccolte che dalla documentazione medica presentata. La giudice ha quindi riconosciuto la piena responsabilità dell’uomo per i reati contestati, stabilendo la pena di un anno e quattro mesi di reclusione.