A Taranto, la situazione legata al blocco dei flussi logistici presso la raffineria Eni si aggrava, con oltre il 50% dei distributori Enilive in Puglia che segnalano l'esaurimento del carburante. Le manifestazioni, iniziate il 12 ottobre 2026 e promosse dai lavoratori ex Ilva, stanno impedendo l'accesso e l'uscita dalla strategica infrastruttura, generando profonde e diffuse ripercussioni sull'intera filiera di distribuzione dei carburanti nella regione. Questi effetti si manifestano con particolare intensità non solo sulla vasta rete delle stazioni di servizio, ma si estendono anche agli aeroporti pugliesi, dove la situazione è già critica, e, in maniera ancora più allarmante, alle forniture indispensabili per i servizi essenziali e di pubblica utilità, mettendo a rischio la continuità di operazioni vitali.

Il quadro delineato evidenzia una grave e persistente carenza: più di 150 stazioni di servizio Enilive in Puglia, su un totale di circa 300, si trovano attualmente senza carburante. Parallelamente, la dichiarazione di «fuel shortage» (carenza di carburante) persiste negli scali aeroportuali di Bari e Brindisi, un segnale inequivocabile della serietà e dell'ampiezza della crisi in atto. Tale scenario è una diretta conseguenza dell'interruzione della complessa logistica della raffineria tarantina, un polo nevralgico che, in condizioni di normale operatività, è responsabile del movimento di circa 260 autobotti ogni giorno, essenziali per il rifornimento capillare del territorio regionale.

Impatti del blocco sulla distribuzione di carburanti

Le manifestazioni in corso dal 12 ottobre presso la Raffineria Eni di Taranto persistono, causando un blocco totale e ininterrotto dei flussi logistici sia in ingresso che in uscita. Questa interruzione prolungata sta generando impatti crescenti e sempre più gravi sulla fluidità e sulla regolarità della distribuzione dei carburanti a livello regionale, con conseguenze a cascata sull'economia e sulla vita quotidiana. L'approvvigionamento alternativo da depositi situati in altre regioni si rivela estremamente difficile e insufficiente, a causa non solo delle notevoli distanze da coprire, ma anche delle complessità logistiche e delle difficoltà sulla viabilità, spesso aggravate dall'estensione geografica delle aree interessate dalle proteste.

La raffineria di Taranto è riconosciuta come un'infrastruttura strategica fondamentale per la produzione e la distribuzione di carburanti nell'intero Sud Italia. Il perdurare di questo blocco compromette in modo significativo non solo il regolare sistema di uscita dei prodotti finiti dalla raffineria, ma anche e soprattutto le forniture vitali destinate alla rete capillare dei distributori su tutto il territorio, agli scali aeroportuali pugliesi, già in difficoltà, e, in maniera ancora più critica, ai servizi essenziali, la cui continuità è fondamentale per la comunità. Di conseguenza, la disponibilità di carburanti in una porzione considerevole della rete Enilive regionale si trova in una condizione di allarme critico e persistente.

Operatività degli impianti e rischio fermata

Nonostante le gravi difficoltà logistiche, gli impianti della raffineria di Taranto mantengono al momento una marcia regolare e operano in piena sicurezza. Tuttavia, la società ha evidenziato criticità crescenti riguardo all'approvvigionamento dei gas tecnici, elementi indispensabili per il corretto funzionamento delle strutture. Senza queste forniture vitali e insostituibili, si renderà inevitabile la necessità di programmare la fermata degli impianti, una misura drastica che avrebbe conseguenze potenzialmente ancora più gravi e di vasta portata per la già precaria disponibilità di carburanti e per l'intera filiera energetica regionale, con ricadute significative su trasporti, economia e servizi.