Si è concluso a Catanzaro, il 9 ottobre 2026, il processo con rito abbreviato scaturito dall'operazione "Ostro", coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia (DDA) locale. L'inchiesta verteva sulle presunte infiltrazioni della cosca Gallace nelle elezioni comunali di Badolato e in appalti pubblici. Il verdetto ha portato a 16 condanne e ben 34 assoluzioni, segnando un esito significativo per l'impianto accusatorio.

La sentenza è stata fortemente influenzata dalla decisione di dichiarare l'inutilizzabilità delle intercettazioni telematiche estratte dalla piattaforma criptata SkyECC.

Questa cruciale determinazione è giunta in seguito all'accoglimento di un'eccezione sollevata dalla difesa, che ha portato a considerare non utilizzabili le risultanze delle chat. Tra gli imputati principali assolti figurano Cosimo Damiano Gallace e Cesare Arcorace, quest'ultimo ancora latitante al momento della sentenza.

Il ruolo decisivo delle chat SkyECC

La questione dell'inutilizzabilità delle chat criptate SkyECC ha rappresentato un punto focale del procedimento. Gli avvocati Giuseppe Gervasi e Vincenzo Sorgiovanni hanno condotto una contestazione tecnica e giuridica che si è rivelata decisiva. L'accoglimento della loro eccezione da parte del Giudice per l'Udienza Preliminare (GUP) ha avuto un impatto diretto sull'impianto accusatorio a carico dei loro assistiti, determinando non solo le assoluzioni ma anche la cessazione delle misure cautelari precedentemente applicate.

Già in precedenza, il GUP di Catanzaro, accogliendo una richiesta dei legali, aveva disposto il congelamento dei dati investigativi raccolti in Francia tramite un Ordine Europeo di Indagine. Questi dati erano relativi alle intercettazioni su chat SkyECC decriptate in procedimenti penali francesi, i cui metodi erano coperti dal segreto di Stato. Tale provvedimento era stato adottato per prevenire ulteriori trasformazioni o trasferimenti del materiale probatorio. La DDA aveva presentato ricorso in Cassazione contro questa decisione, ma il ricorso era stato respinto, confermando la linea del GUP.

Le accuse iniziali e il verdetto finale

L'operazione "Ostro" mirava a far luce sulle presunte infiltrazioni della cosca Gallace non solo nelle elezioni comunali di Badolato, ma anche nella gestione di appalti pubblici.

Nel corso del giudizio abbreviato, l'accusa più grave di associazione mafiosa è caduta per molti imputati. Tuttavia, sono state riconosciute alcune responsabilità in relazione allo scambio elettorale politico-mafioso, specificamente collegato alle amministrative di Badolato del 2021.

Tra le persone condannate nel procedimento figurano Antonio Paparo, Ernesto Maria Menniti, Giuseppe Antonio Fiorenza e Antonella Giannini. Le pene comminate variano dagli otto anni e quattro mesi fino a otto mesi, riflettendo la diversità delle posizioni e delle accuse che hanno retto al vaglio giudiziario.