Monsignor Francesco Savino, vescovo di Cassano all’Jonio e vicepresidente della Cei, è intervenuto con fermezza da Roma il 9 ottobre 2026, esprimendo profonda preoccupazione per la decisione del Dipartimento della Guerra di Washington di trasmettere in diretta streaming l'esecuzione capitale per fucilazione di Nidal Hassan. L'ex maggiore dell'esercito è stato condannato per la tragica strage di Fort Hood del 2009, un evento che causò la morte di 13 persone e il ferimento di altre 32. Il presule ha collegato il dibattito sulla pena capitale alla sofferenza delle vittime e dei loro familiari, sottolineando come il dolore profondo di tali eventi richieda un approccio differente e non debba essere trasformato in uno spettacolo mediatico.
Savino ha riconosciuto la legittima richiesta di pene esemplari che può scaturire dopo aver subito un torto così grave, ma ha evidenziato come la vera giustizia si manifesti nella distanza dal delitto, non nella sua spettacolarizzazione. Nel suo intervento, ha affermato con chiarezza: “una diretta offre un evento, e il lutto cerca altro”. Questo concetto sottolinea la differenza sostanziale tra un'esecuzione trasformata in un contenuto visibile da un pubblico collegato da casa e le esecuzioni pubbliche del passato, che pur raccoglievano folle in un luogo fisico, ma non avevano la stessa pervasività mediatica e la stessa logica di intrattenimento.
La critica alla spettacolarizzazione mediatica
Il vicepresidente della Cei ha individuato nella dimensione mediatica dell'esecuzione il fulcro della sua forte preoccupazione.
La diffusione in streaming, a suo giudizio, inserisce la condanna a morte in una logica di concorrenza per l'attenzione, riducendola a un mero contenuto pensato per essere guardato. Savino ha inoltre richiamato la giustificazione attribuita al segretario alla Difesa degli Stati Uniti, che avrebbe collegato l'iniziativa a un presunto “compito pedagogico”. Il vescovo ha contestato fermamente l'idea di utilizzare la morte di una persona come strumento per educare chi assiste, definendo tale approccio eticamente inaccettabile e profondamente disumano.
Nel passaggio conclusivo del suo intervento, Monsignor Savino ha citato il filosofo Immanuel Kant per rafforzare la sua argomentazione, sostenendo che un essere umano debba essere trattato sempre come fine e mai come semplice mezzo.
Da questa premessa ha derivato la formula che riassume la sua posizione: “Un uomo ucciso per educare gli spettatori viene trattato come mezzo”. Savino ha definito tale pratica una vera e propria barbarie, mantenendo il centro del suo ragionamento sul delicato rapporto tra la pena, il lutto delle famiglie delle vittime e la rappresentazione pubblica dell'esecuzione capitale, che non dovrebbe mai scadere nello spettacolo.
La condanna della Conferenza Episcopale statunitense
Sullo stesso delicato caso è intervenuto con parole altrettanto dure l’arcivescovo Paul Stagg Coakley, presidente della Conferenza episcopale dei vescovi degli Stati Uniti. Il suo commento ha riguardato la decisione del Pentagono di trasmettere in streaming l’esecuzione capitale di Nidal Hassan.
Coakley ha definito questa scelta una “promozione barbara della cultura della morte”, sostenendo con forza che un'esecuzione pubblica, trasmessa in diretta, danneggerebbe ulteriormente il tessuto morale della nazione. L'arcivescovo ha espresso una chiara condanna, ribadendo la posizione della Chiesa contro la pena di morte e la sua spettacolarizzazione, considerandola un passo indietro per la civiltà.