Un diciannovenne residente nel Pavese è stato arrestato nell'ambito di un'indagine che ha rivelato la presenza di messaggi razzisti, riferimenti espliciti alla violenza e contenuti chiaramente riconducibili all'estrema destra radicale all'interno di una chat WhatsApp scolastica. L'operazione è scattata in seguito a un decreto di perquisizione che ha permesso di individuare il giovane in possesso di armi da fuoco e materiale neonazista.
La chat, denominata “2B”, era parte di un gruppo di scuola composto da ben 68 membri. Le conversazioni esaminate dagli investigatori hanno evidenziato espressioni discriminatorie e richiami a ideologie estremiste.
Gli accertamenti su questo gruppo si inseriscono in un'indagine più ampia, originata dall'analisi del telefono sequestrato a un altro giovane, arrestato nell'aprile 2026 nell'ambito dell'inchiesta sulla chat “Terza Posizione”.
Le indagini sulla chat scolastica "2B"
Il decreto di perquisizione ha messo in luce la gravità dei contenuti rinvenuti nel gruppo WhatsApp scolastico "2B". Si tratta di messaggi dal chiaro tenore razzista, incitazioni alla violenza e materiali esplicitamente collegati all'estrema destra radicale. Il nome del gruppo, "2B", suggerisce un contesto di classe o comunque strettamente legato all'ambiente scolastico, con una partecipazione significativa di 68 membri. Le autorità hanno collegato in modo diretto le conversazioni analizzate al procedimento che ha coinvolto il diciannovenne del Pavese, sottolineando la serietà delle accuse.
L'arresto del giovane è avvenuto nell'ambito di questa indagine, che ha portato anche al ritrovamento di armi da fuoco e materiale neonazista in suo possesso. La documentazione allegata al decreto di perquisizione evidenzia il ruolo centrale dei contenuti della chat e la loro connessione con le verifiche avviate. Queste ultime sono partite dall'analisi di un dispositivo informatico precedentemente sequestrato, e si sono poi estese alla nuova chat scolastica, identificata come un elemento chiave per l'inchiesta.
Il collegamento con l'inchiesta "Terza Posizione"
Il riferimento alla chat “Terza Posizione” è cruciale per comprendere l'origine e lo sviluppo dell'attuale indagine. Il dispositivo da cui sono scaturiti i primi accertamenti era stato infatti sequestrato a un altro giovane, fermato nell'aprile 2026.
In quel precedente procedimento, le accuse riguardavano attività online caratterizzate da contenuti neonazisti, razzisti e antisemiti. L'analisi di quel materiale informatico ha permesso di risalire alla chat "2B", evidenziando una continuità investigativa tra i due casi e la persistenza di fenomeni legati a ideologie estremiste nell'ambiente giovanile.