Il tribunale di Cuneo ha pronunciato una condanna significativa, infliggendo 11 anni e 6 mesi di reclusione a Altin Jakini, imprenditore edile albanese di 32 anni. La sentenza lo riconosce colpevole di tentato omicidio, un verdetto che conclude il primo grado di giudizio per una vicenda di cronaca nera che ha scosso Manta, nel Cuneese, nell’ottobre del 2023. Ciò che inizialmente era stato archiviato come un mero incidente stradale, si è rivelato essere un agguato violento, una trasformazione investigativa riassunta efficacemente dalla frase chiave: "Sembrava un incidente, ma era un tentato omicidio".

L'episodio vide coinvolto un automobilista di 28 anni, trovato in condizioni estremamente gravi dopo che la sua vettura era uscita di strada lungo una provinciale. Nonostante la gravità delle ferite, e prima di essere sottoposto a un delicato e urgente intervento chirurgico presso l'ospedale di Cuneo, il giovane riuscì a fornire ai carabinieri un'indicazione decisiva sull'identità del suo aggressore. Le sue parole, concise ma determinanti, "È stato Altin", hanno immediatamente orientato le indagini verso Jakini, suo connazionale e conoscente, con il quale condivideva la residenza a Manta.

Il movente dell'attentato, come approfondito durante le fasi processuali, è stato individuato nella gelosia.

Jakini avrebbe percepito il 28enne come un presunto rivale in amore. Questa percezione, secondo le ricostruzioni, persisteva nonostante i tentativi della stessa vittima di rassicurare l'imputato sui suoi rapporti con la donna nei giorni immediatamente precedenti all'agguato. Tale contesto emotivo ha costituito un elemento cruciale nella comprensione della dinamica dei fatti e nell'attribuzione delle responsabilità.

La decisione del tribunale e le esclusioni

Nonostante la richiesta del sostituto procuratore Francesca Lombardi, che aveva invocato una pena più severa di 15 anni, i giudici hanno optato per escludere l’aggravante della premeditazione. La sentenza ha tuttavia confermato la piena responsabilità di Jakini per il tentato omicidio, stabilendo la pena a 11 anni e 6 mesi.

Nel medesimo processo, Andrea Dedi, coimputato ed ex dipendente di Jakini all’epoca dei fatti, è stato invece assolto dall'accusa di aver fornito supporto o aiuto all'aggressore, non essendo state riscontrate prove sufficienti a suo carico.

La ricostruzione della dinamica dell'agguato è stata minuziosa. Per i giudici, non sono emersi dubbi sul fatto che fosse Jakini al volante del furgone dal quale venne esploso lo sparo. L'arma utilizzata, come indicato dalle indagini, era una pistola calibro 22. L'episodio si è consumato il 4 ottobre 2023 sulla provinciale 203 a Manta: il furgone si sarebbe affiancato all'auto del muratore, all'epoca 28enne, che, colpito dal proiettile, ha perso il controllo del veicolo ed è finito fuori strada, precipitando in una bealera.

Questa sequenza di eventi ha portato alle gravi lesioni subite dalla vittima e all'apertura del procedimento giudiziario.

L'assoluzione del coimputato

La posizione di Andrea Dedi, il coimputato che ha ottenuto l'assoluzione, era incentrata sull'ipotesi di un suo coinvolgimento in un momento successivo all'agguato. Gli inquirenti avevano inizialmente ipotizzato un suo ruolo in relazione al furgone impiegato nell'attentato. Tuttavia, l'istruttoria dibattimentale non ha prodotto elementi probatori sufficienti a dimostrare una sua complicità, portando alla decisione di assolverlo. Con questa sentenza di primo grado, si chiude un capitolo giudiziario complesso, che ha fatto luce su un drammatico episodio di violenza legato a dinamiche personali.