Un funzionario della Provincia autonoma di Trento è stato condannato dalla Corte dei conti a risarcire l'ente per l'utilizzo di un falso Green Pass durante la pandemia. La sentenza, pubblicata a Trento il 1 ottobre 2026, accoglie integralmente le richieste della Procura regionale e dispone un risarcimento complessivo di 12.133,04 euro.

La somma dovuta include 10.133,04 euro, riferiti agli emolumenti percepiti dal dipendente nel periodo in cui ha svolto attività lavorativa esibendo certificazioni Green Pass risultate false. Si aggiungono 2.000 euro per il danno d'immagine arrecato all'Amministrazione provinciale.

La condanna e il danno all'immagine

La Sezione giurisdizionale della Corte dei conti per il Trentino-Alto Adige ha motivato il riconoscimento del danno d'immagine collegandolo all'ampia eco mediatica che ha seguito l'irrevocabilità della sentenza penale. Quest'ultima aveva accertato la falsità delle certificazioni utilizzate dal funzionario per l'accesso al lavoro.

Il caso si inserisce nell'ambito di una più vasta inchiesta sui falsi tamponi Covid. Nel procedimento contabile, il danno patrimoniale è stato riferito agli stipendi percepiti nel periodo in cui il dipendente ha lavorato con certificazioni false, mentre il danno d'immagine è stato imputato direttamente alla Provincia autonoma di Trento, quale amministrazione di appartenenza.

L'inchiesta sui falsi Green Pass e gli altri coinvolgimenti

La vicenda dei falsi tamponi Covid ha coinvolto anche numerosi altri dipendenti pubblici nella regione. Coinvolti figurano appartenenti alle forze di polizia, docenti della Provincia di Trento e un dipendente dell'Università di Trento, a testimonianza della portata estesa del fenomeno.

Altri due docenti provinciali, già citati dalla Procura, avevano risarcito spontaneamente il danno per un importo complessivo di 9.273,81 euro. Restano da discutere le posizioni di ulteriori quattro dipendenti pubblici, per i quali la Procura regionale contesta un danno complessivo pari a 34.