Un intervento della polizia per una lite in famiglia nel quartiere genovese di Marassi ha svelato una drammatica e protratta situazione di maltrattamenti. L'episodio, emerso il 13 ottobre 2026, ha portato all'arresto di un uomo di 49 anni, accusato di tentata rapina e maltrattamenti, e denunciato per lesioni personali e atti persecutori. Gli agenti, intervenuti la mattina precedente, hanno trovato la compagna spaventata. La donna ha raccontato di essere stata aggredita dal partner, rientrato a casa ubriaco, e ha riferito di subire violenze fisiche e psicologiche da anni.

La lite sarebbe scaturita dal tentativo dell'uomo di sottrarle le chiavi dell'auto e i documenti per guidare senza patente, culminato in un pugno alla testa al suo rifiuto.

L'intervento e il rintraccio dell'aggressore

Dopo l'aggressione, la donna ha chiamato il 112. L'intervento delle volanti ha fatto allontanare l'uomo dall'abitazione. Le forze dell'ordine lo hanno rintracciato in un bar poco distante. L'arresto è stato convalidato per le ipotesi di tentata rapina e maltrattamenti, con denunce aggiuntive per lesioni personali e atti persecutori. La vicenda ha così trasformato una segnalazione per una lite familiare in un'indagine più ampia sulle violenze domestiche subite dalla vittima nel tempo.

Il quadro giuridico dei reati contestati

Il codice penale definisce il reato di maltrattamenti contro familiari e conviventi, punendo chi abusa di una persona legata da vincoli familiari o di convivenza con la reclusione da tre a sette anni. Questa fattispecie si applica al caso di Genova Marassi. La normativa disciplina anche gli atti persecutori, ovvero condotte reiterate di minaccia o molestia che causano un grave stato di ansia o paura nella vittima, compromettendone la serenità e la libertà.