L'armatore Vincenzo Onorato, durante la sua audizione del 13 ottobre 2026 davanti alla Commissione parlamentare d’inchiesta sul disastro del Moby Prince, ha fornito una nuova prospettiva sulle cause della tragica collisione. Onorato ha categoricamente indicato le “cause esterne” come fattore determinante nell'incidente avvenuto la sera del 10 aprile 1991. La collisione coinvolse il traghetto Moby Prince, in fase di uscita dal porto di Livorno, e la petroliera Agip Abruzzo, che si trovava ancorata in rada. L'armatore ha fermamente escluso che l'impatto sia stato provocato dalla nebbia o da un errore umano, una ricostruzione che, a suo giudizio, si affermò già nelle ore immediatamente successive alla tragedia.
Onorato ha collegato queste cause esterne a una manovra d’emergenza che avrebbe costretto il comandante Ugo Chessa a un'azione repentina. Tra le ipotesi specifiche presentate davanti alla Commissione, l'armatore ha menzionato la possibilità di “una bomba fatta esplodere a prua” della nave o la presenza improvvisa di una bettolina con i fanali spenti comparsa inaspettatamente davanti al traghetto. La devastante collisione con la petroliera Agip Abruzzo scatenò un violento incendio a bordo del Moby Prince, causando la morte di 140 persone.
La contestazione della versione ufficiale
Nella sua dettagliata ricostruzione, Onorato ha espresso una forte contestazione della versione che ha attribuito il disastro alla nebbia e all'errore umano.
Ha richiamato l'attenzione su un colloquio cruciale, avvenuto la mattina successiva all'incidente, tra il comandante del porto di Livorno, Albanese, e l'allora ministro della Marina Mercantile, Calogero Vizzini. Secondo Onorato, fu proprio dopo questo scambio che venne indicata e promossa la spiegazione incentrata su nebbia ed errore. L'armatore ha inoltre denunciato un contesto di disinformazione mediatica e ha sostenuto che l'intera vicenda processuale sia stata profondamente condizionata da quella che ha definito la “lettura iniziale dei fatti”.
Onorato ha anche condiviso il proprio coinvolgimento personale all'epoca del disastro, ricordando di avere 31 anni e di amministrare la compagnia di navigazione insieme al padre, allora 82enne.
Ha difeso con convinzione la professionalità del comandante Ugo Chessa e dell'intero equipaggio del Moby Prince. Ha descritto Chessa come una figura di grande scrupolosità e rigidità nella conduzione della nave, caratteristiche che rendono, a suo parere, non compatibile con quella esperienza una collisione provocata da una semplice manovra errata.
Fattori esterni e la manovra decisiva
L'armatore ha ribadito con forza la sua tesi, affermando che il traghetto Moby Prince non avrebbe potuto uscire dal porto e collidere con la petroliera Agip Abruzzo senza l'intervento di un fattore esterno che avesse alterato in modo significativo la sua navigazione. Nella ricostruzione presentata, un eventuale problema improvviso a prua della nave o l'apparizione inattesa di un ostacolo davanti al traghetto avrebbero potuto indurre il comando a una manovra d’emergenza, deviando la rotta e portando alla tragica collisione.