L'inchiesta sull'attentato di Modena, che vede coinvolto Salim El Koudri, non ha al momento la contestazione dell'aggravante di terrorismo da parte della Procura. Questa importante notizia è emersa il 2 ottobre 2026, al termine di un'udienza tenutasi al tribunale di Modena. Fausto Gianelli, il difensore dell'indagato, ha chiarito che la scelta di non contestare tale aggravante suggerisce che l'impostazione accusatoria non identifichi il terrorismo come movente principale. "Il movente è un altro, non è il terrorismo", ha affermato il legale, collegando l'episodio a un "delirio più o meno compensato" che potrebbe aver influenzato le azioni del suo assistito.
Il difensore ha inoltre espresso la propria fiducia nel meticoloso lavoro della Procura, sottolineando di ritenere che gli inquirenti dispongano di tutti gli elementi necessari per determinare quali aggravanti debbano essere contestate e quali no, in un caso di tale gravità. Tuttavia, è emerso che almeno due delle difese che rappresentano le vittime dell'attentato hanno formalmente sollecitato i pubblici ministeri a procedere con la contestazione dell'aggravante di terrorismo. L'udienza si è quindi focalizzata anche su questo confronto tra le diverse valutazioni tecniche e le richieste avanzate dalle parti coinvolte nel complesso procedimento giudiziario.
Le valutazioni sulla capacità di intendere e volere dell'indagato
Durante l'udienza, i periti incaricati hanno ribadito e confermato il loro giudizio in merito alla capacità di intendere e volere di Salim El Koudri. La difesa, supportata dai propri consulenti, mantiene invece una posizione differente, sostenendo con forza che un disturbo psichiatrico di notevole entità comprometta significativamente tale capacità. Nella ricostruzione presentata dalla difesa, El Koudri avrebbe guidato il veicolo in modo regolare fino all'ingresso di Modena, rispettando le normative del codice della strada. Successivamente, una volta giunto in città, avrebbe improvvisamente imboccato una strada ad alta velocità.
Gianelli ha descritto questo momento cruciale come "un raptus che deriva dalla patologia", suggerendo un'azione impulsiva legata alla condizione clinica dell'indagato.
Il procedimento giudiziario ha visto la presenza di El Koudri in aula, dove ha avuto luogo il confronto con le vittime. Le valutazioni tecniche richiamate nel corso dell'udienza hanno evidenziato la presenza di un disturbo bipolare della personalità nell'indagato. È stato però specificato che, nonostante tale condizione, non viene riconosciuto il vizio di mente, un elemento fondamentale nel diritto penale per valutare la piena imputabilità. Questo aspetto si configura come un nodo processuale di primaria importanza, direttamente collegato alla questione della capacità di intendere e volere, già oggetto di approfondita analisi da parte dei periti e vigorosamente contestato dalla prospettiva della difesa attraverso i suoi consulenti specialistici.
Il punto sull'aggravante di terrorismo
L'assenza, allo stato attuale del procedimento, dell'aggravante di terrorismo rimane il fatto centrale e più discusso emerso dall'udienza. La difesa interpreta questa scelta della Procura come un'indicazione chiara che il movente dell'azione non rientra nella sfera del terrorismo internazionale o interno, bensì in una dimensione legata alla patologia psichiatrica dell'imputato, come sostenuto dai propri consulenti.