Un incontro di studio, intitolato "Avvocato posso parlare? Intercettazioni e garanzie di libertà del difensore", si è tenuto nella Sala Arengario del Nuovo Palazzo di Giustizia di Napoli. L'evento ha approfondito le intercettazioni telefoniche, concentrandosi sulla riservatezza delle conversazioni tra difensori e assistiti e sulle norme a tutela delle garanzie difensive.

Il confronto ha evidenziato l'importanza di una collaborazione sinergica tra le componenti del sistema giudiziario. Hanno partecipato figure di spicco dell'avvocatura e della magistratura: Francesco Petrelli, presidente dell’Unione Camere Penali; Aldo Policastro, procuratore generale della Repubblica; Maria Rosaria Covelli, presidente della Corte d’appello; Maria Gabriela Casella, presidente del tribunale di Napoli; e Maurizio Capozzo, segretario della Camera Penale di Napoli.

La presenza congiunta dei vertici di tribunale, Corte d’appello e Camera Penale ha sottolineato la rilevanza del dibattito.

Riservatezza tra avvocato e cliente: il tema centrale

Il dibattito ha avuto come fulcro il rapporto tra intercettazione e garanzie di libertà del difensore. L'attenzione si è focalizzata sulle conversazioni tra avvocati e assistiti, considerate cruciali. La tutela della riservatezza di questi scambi è stata esaminata in relazione alle disposizioni normative sulle garanzie difensive, con particolare riguardo alle comunicazioni professionali del difensore.

L'iniziativa si è svolta nel Nuovo Palazzo di Giustizia di Napoli, luogo già interessato da una precedente e controversa vicenda giudiziaria.

Tale episodio aveva riguardato captazioni che avevano coinvolto avvocati, riproponendo la questione delle intercettazioni in relazione alle prerogative difensive e alla tutela delle comunicazioni nei procedimenti penali.

Il precedente delle intercettazioni nel foro napoletano

Una vicenda analoga, risalente al 27 maggio 2026, aveva già scosso il foro napoletano. All'interno del medesimo Palazzo di Giustizia, si erano verificate intercettazioni effettuate davanti all’aula 114, durante un'udienza di un processo per omicidio. Questo episodio aveva acceso un forte dibattito sulle implicazioni delle intercettazioni per la professione forense e per il diritto alla difesa.