La Corte di Cassazione ha definitivamente escluso la riduzione di pena per Nicola Cosentino, già sottosegretario all’Economia ed ex coordinatore di Forza Italia in Campania. La pronuncia, resa nota a Caserta il 5 ottobre 2026, conferma l'attuale regime detentivo per Cosentino, che sta scontando nel carcere di Spoleto due condanne definitive. Le sentenze riguardano, in particolare, una condanna a 10 anni per concorso esterno in associazione camorristica, specificamente legata all’agevolazione del clan dei Casalesi, e una a quattro anni per corruzione di agenti penitenziari, relativa a fatti avvenuti durante la sua carcerazione preventiva nel carcere di Secondigliano.
La decisione della Suprema Corte accoglie il ricorso presentato dalla Procura generale di Napoli e annulla, senza rinvio, l’ordinanza emessa nel maggio precedente dalla quarta sezione penale della Corte d’Appello di Napoli. Tale ordinanza aveva precedentemente riconosciuto a Cosentino il vincolo della continuazione tra il reato di concorso esterno in camorra e quello di corruzione, prevedendo uno sconto di pena pari a un anno e due mesi. Questa riduzione avrebbe avuto un impatto significativo sui circa tre anni e due mesi che l’ex politico di Casal di Principe deve ancora scontare, eliminando, allo stato attuale, tale possibilità di alleggerimento della pena.
Le condanne definitive e il percorso giudiziario
Nicola Cosentino si era costituito in carcere nell’aprile del 2023, a seguito della definitività della condanna per concorso esterno in associazione camorristica, sancita anch'essa da una precedente pronuncia della Cassazione. All'epoca, la pena residua da scontare, dopo aver detratto i periodi trascorsi in carcerazione preventiva e agli arresti domiciliari, ammontava a otto anni e alcuni mesi. Nel corso della detenzione, l’ex parlamentare ha beneficiato della liberazione anticipata, un meccanismo che consente una riduzione di 90 giorni per ogni anno di pena scontata, contribuendo a un progressivo alleggerimento del periodo di reclusione.
Il difensore di Cosentino, l’avvocato Dario Vannetiello, aveva presentato istanza alla Corte d’Appello proprio con l’obiettivo di ottenere una riduzione dei mesi di detenzione, attraverso il riconoscimento del principio della continuazione tra i due reati.
La pronuncia odierna della Corte di Cassazione, con l’annullamento senza rinvio dell’ordinanza d’Appello, chiude, per il momento, ogni spiraglio per tale beneficio. La stessa ricostruzione dei fatti conferma che il ricorso contro la decisione d’Appello era stato avanzato dalla Procura generale di Napoli, contestando la riduzione di un anno e due mesi riconosciuta dai giudici di secondo grado.
A seguito di questa decisione, il legale di Nicola Cosentino ha già annunciato l’intenzione di intraprendere iniziative d’urgenza. La nota difensiva, che seguirà la pronuncia, sarà cruciale per comprendere le prossime mosse legali.