A Venezia, il 7 ottobre 2026, sette funzionari e dirigenti comunali, indagati per la strage del bus di Mestre, hanno concordato con i pubblici ministeri Laura Cameli e Giorgio Gava pene inferiori ai due anni per omicidio stradale plurimo. La giudice per le indagini preliminari Benedetta Vitolo si è riservata la decisione, fissando udienza per il 28 ottobre.

Il procedimento si concentra sull'incidente del 3 ottobre 2023, quando un autobus della società La Linea precipitò dal cavalcavia superiore di Marghera, causando 22 morti e 14 feriti. Il bus riportava a Marghera turisti da Venezia; tra le vittime figurava l'autista, Alberto Rizzotto, 40 anni, di Treviso.

Le accuse e le richieste di pena

Gli indagati sono difesi dagli avvocati Marco Vassallo, Paola Bosio, Giovanni Coli e Barbara De Bias. L'accusa verte su presunta negligenza legata al "varco" nel guardrail, che avrebbe contribuito alla caduta dell'autobus. Le pene concordate con i pubblici ministeri sono inferiori ai due anni. La richiesta di patteggiamento attende la valutazione della giudice, che ha rinviato la decisione al 28 ottobre.

La posizione dei sette funzionari e dirigenti comunali è collegata alla sicurezza dell'infrastruttura e alla barriera lungo il cavalcavia superiore di Marghera. La contestazione si concentra sull'apertura nel guardrail, indicata nell'inchiesta come elemento decisivo nella dinamica della caduta del mezzo.

Il patteggiamento richiede il vaglio del giudice, dopo l'accordo sulla pena tra difese e pubblici ministeri.

La ricostruzione della dinamica

Nella ricostruzione dell'inchiesta, l'autobus urtò la barriera di sicurezza per circa 50 metri. Il mezzo precipitò quando, "trovando un varco di circa 2,40 metri", superò la protezione e cadde al di sotto del cavalcavia. Il punto indicato dagli atti è il cavalcavia superiore di Marghera, nell'area di Mestre, a Venezia.

Il bilancio della strage resta fissato in 22 morti e 14 feriti. L'incidente coinvolse un bus carico di turisti diretto a Marghera.