Un'importante operazione antidroga, denominata "Oro verde", è stata condotta dai Carabinieri della Compagnia di Bra, nel Cuneese, portando allo smantellamento di una vasta rete criminale dedita alla coltivazione di cannabis. L'intervento, reso noto il 13 ottobre 2026, ha visto l'esecuzione di otto arresti e cinque denunce in stato di libertà, con il sequestro di oltre 340 chilogrammi di sostanza stupefacente. L'attività investigativa ha interessato una serie di serre artificiali per la coltivazione indoor, dislocate strategicamente tra le province di Cuneo e Torino.
Il valore complessivo dello stupefacente sottratto al mercato illecito è stato stimato in circa mezzo milione di euro.
Le indagini, avviate nel gennaio 2026 sotto il coordinamento della Procura di Asti, hanno preso il via da un'attenta attività di monitoraggio nel territorio braidese. I militari dell'Arma sono riusciti a ricostruire l'intera struttura di questa rete di coltivazioni occulte, caratterizzate da un'elevata dotazione tecnologica. Le serre attive sono state individuate in diverse località: a Sanfrè, Castellinaldo e Bene Vagienna, nel Cuneese, e a Ceres, situata nelle valli di Lanzo, in provincia di Torino. I blitz operativi sono stati eseguiti con il supporto fondamentale di reparti specializzati dell'Arma, garantendo l'efficacia dell'intervento.
Arresti, denunce e ingenti sequestri
Gli otto individui arrestati nell'ambito dell'operazione sono tutti cittadini albanesi. Di questi, cinque sono stati colti in flagranza di reato, mentre per i restanti tre è stata emessa un'ordinanza di custodia cautelare. Parallelamente, cinque persone sono state denunciate a piede libero. Le contestazioni a carico degli indagati riguardano i reati di produzione, coltivazione e detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti. Un'ulteriore accusa, quella di furto aggravato di energia elettrica, è stata mossa agli arrestati, evidenziando l'uso di allacci abusivi per alimentare le complesse strutture di coltivazione.
Nel corso delle meticolose perquisizioni, i Carabinieri hanno rinvenuto e sequestrato un quantitativo impressionante di droga: oltre 340 chilogrammi di stupefacente.
Questo includeva sia piante intere in piena fioritura, pronte per il raccolto, sia ingenti quantità di marijuana già essiccata e accuratamente confezionata. A ciò si sono aggiunti 200 grammi di hashish e significative somme di denaro contante, presumibilmente provento dell'attività illecita. È stato accertato che una parte della marijuana era già stata preparata in sacchi termosaldati, pronti per essere immessi sul mercato dello spaccio.
La sofisticazione delle serre indoor e il supporto tecnico
Le attività investigative hanno permesso di delineare una struttura organizzata e professionale dietro la rete criminale. I soggetti coinvolti risultavano attivi da diversi anni nel settore della coltivazione indoor di cannabis.
Un aspetto particolarmente rilevante emerso è che il gruppo non si limitava alla mera produzione dello stupefacente, ma offriva anche una vera e propria "consulenza specializzata" ad altri gruppi criminali. Questa assistenza era finalizzata alla creazione e all'allestimento di ambienti artificiali idonei alla coltivazione, dimostrando un elevato livello di competenza tecnica e organizzativa.
Le serre individuate erano dotate di impianti all'avanguardia, essenziali per la coltivazione intensiva. Tra questi, spiccavano sofisticati sistemi di aerazione e moderni impianti di illuminazione, indispensabili per replicare le condizioni ottimali di crescita delle piante di cannabis in un ambiente controllato. Questa infrastruttura tecnologica avanzata sottolinea la professionalità e la capacità di investimento della rete smantellata.