Oltre 150 perquisizioni sono state eseguite dalla polizia tra Milano, Monza e altre venti città, con una prevalenza significativa in Lombardia. Queste operazioni rientrano nelle attività investigative avviate a seguito dei disordini che hanno caratterizzato il fine settimana precedente. L'azione delle forze dell'ordine si colloca in una giornata, quella del 24 ottobre 2026, che vede in programma decine di manifestazioni in tutta Italia, alimentando un clima di forte tensione.
Le verifiche, che hanno interessato principalmente i capoluoghi lombardi e si sono estese ad altri centri, sono state condotte nell'ambito di un'ampia operazione preventiva.
Questa vasta iniziativa della Digos ha coinvolto diciotto città italiane, portando all'identificazione di circa cento persone, tra cui ben cinquantuno minorenni. Durante le perquisizioni, sono stati sequestrati numerosi oggetti: telefoni cellulari, computer, armi soft air, coltelli, tirapugni, mazze, sfollagente, munizioni, taniche di benzina, passamontagna e capi d'abbigliamento che si ritiene fossero provento di saccheggi.
Il contesto delle indagini e le città coinvolte
L'attenzione degli investigatori si è concentrata in particolare su alcune località come Bari, Como, Arezzo, Genova, Padova e Crema. Qui, sono stati individuati gruppi di giovani sospettati di voler organizzare nuovi episodi di violenza, azioni di saccheggio o addirittura ronde punitive.
A Genova, ad esempio, la chat locale del Movimento 17 ottobre è stata cancellata, ma le autorità nutrono il timore che l'organizzazione possa proseguire su altri canali digitali, rendendo più difficile il monitoraggio.
Le indagini mirano a ricostruire l'evoluzione delle proteste legate al caro vita e agli scontri avvenuti tra il 17 e il 18 ottobre 2026 a Milano e in altre città italiane. Il quadro generale descrive una situazione di massima allerta, soprattutto nel capoluogo lombardo, dove i saccheggi e le devastazioni del centro hanno lasciato il segno. Sono stati rafforzati i dispositivi di sicurezza, con l'arrivo di cinquecento militari della Brigata Folgore nell'ambito dell'operazione "Strade Sicure", e si è intensificato il monitoraggio dei social network per prevenire ulteriori disordini.
Commercianti e istituzioni esprimono viva preoccupazione, con alcuni negozianti che stanno valutando chiusure preventive e l'installazione di protezioni per le vetrine.
Le nuove strategie di protesta e il dibattito politico
In questo scenario, il Movimento 17 ottobre ha annunciato un cambio di strategia per le manifestazioni previste per il 24 ottobre. Le piazze precedentemente comunicate, inclusa quella di Genova, sono state annullate. I nuovi punti di concentramento saranno indicati all'ultimo momento, con l'obiettivo dichiarato di organizzare cortei lampo e difficilmente prevedibili. Il messaggio del movimento è chiaro: "Non rinunciamo a scendere in strada, cambiamo il modo di farlo", sottolineando una volontà di proseguire la mobilitazione con tattiche innovative.
La situazione ha innescato un acceso dibattito politico e istituzionale. Il Ministro dell'Interno ha parlato di un fenomeno inedito, evidenziando la necessità di accertare eventuali coordinamenti. Il Sindaco di Milano ha sollecitato una maggiore presenza istituzionale, invitando a non ridurre la questione alla sola repressione. Numerosi esponenti politici sono intervenuti sul tema del nuovo decreto sicurezza, della criminalità minorile e delle cause sociali alla base delle proteste, che affondano le radici nel disagio giovanile e nelle difficoltà economiche.
Il decreto sicurezza e le critiche
Il dibattito sul nuovo decreto sicurezza è particolarmente intenso. Tra le misure discusse figurano l'arresto differito, l'introduzione di un nuovo reato di partecipazione violenta, l'aggravante per devastazione e saccheggio, la responsabilità economica dei genitori per i danni commessi dai minorenni e la questione dell'imputabilità dei giovani tra i 14 e i 18 anni.
Tuttavia, non mancano le critiche. Associazioni, magistrati, opposizioni e realtà giovanili chiedono un approccio più orientato alla prevenzione, con investimenti in educatori, scuola, welfare e politiche mirate a contrastare il disagio giovanile, piuttosto che puntare unicamente sulla repressione.
Gli aggiornamenti sui disordini di Milano hanno evidenziato saccheggi a negozi del centro come Decathlon, Vodafone, Carrefour e Footlocker, oltre a scontri con lanci di oggetti, bombe carta, idranti e lacrimogeni. Decine, se non centinaia, di giovani sono stati accompagnati in questura, con numerosi arresti e denunce che hanno riguardato in larga parte minorenni. Danni sono stati registrati anche a Bologna, Torino e in altre città, delineando un quadro di forte tensione nazionale e di mobilitazione che continua a preoccupare le autorità e la cittadinanza.