Il giudice per le indagini preliminari (Gip) Domenico Vatrano ha convalidato la custodia cautelare in carcere per quattro detenuti, ritenuti i promotori della rivolta scoppiata mercoledì sera all'interno del penitenziario di Pisa. Il provvedimento giudiziario riguarda Ilber Arshi, 39 anni, Andea Petroniq, 43 anni, Daniel Myrtaj, 24 anni, e Jerson German Bolanos, 39 anni. I primi tre sono di nazionalità albanese, mentre il quarto è colombiano. Secondo l'accusa, i quattro avrebbero agito in concorso, “diretto una rivolta all'interno della casa circondariale di Pisa”.

L'atto d'accusa estende il coinvolgimento ad altri 16 detenuti già identificati, oltre a ulteriori partecipanti la cui identificazione è ancora in corso. Le contestazioni mosse includono atti di violenza, minaccia e resistenza all’esecuzione degli ordini impartiti dalla Polizia penitenziaria, essenziali per il mantenimento dell’ordine e della sicurezza. A tutti e quattro i principali indagati viene inoltre contestato il danneggiamento del reparto in cui si trovano le loro celle.

Le accuse e i trasferimenti

Arshi, Petroniq, Myrtaj e Bolanos sono stati individuati come i principali organizzatori e capi della sommossa. A Daniel Myrtaj, in particolare, viene contestato anche l'uso indebito di un telefono cellulare all’interno della struttura detentiva, poiché indicato come l'autore di una diretta live su TikTok trasmessa durante i momenti più concitati della rivolta.

A seguito della convalida degli arresti, i quattro detenuti sono stati immediatamente trasferiti in altri istituti penitenziari situati sul territorio della Toscana.

La rivolta ha interessato la casa circondariale Don Bosco di Pisa. La ricostruzione dettagliata dell'episodio colloca l'inizio degli scontri nel tardo pomeriggio di mercoledì 30 settembre 2026, specificamente nella sezione del secondo piano giudiziario. La situazione di alta tensione si è protratta fino all’alba di giovedì 1 ottobre 2026. Durante le ore di disordini, i detenuti hanno eretto barricate utilizzando materassi e letti, hanno dato alle fiamme arredi e suppellettili e, in un gesto di sfida, hanno versato olio bollente a terra e lungo le scale, aumentando il livello di pericolo e caos.

La gestione dell'emergenza al Don Bosco

Dalle ore 18 del 30 settembre fino alle prime luci dell’alba del 1 ottobre, la gestione dell’emergenza ha richiesto un massiccio impiego di forze da parte della Polizia penitenziaria. Reparti di rinforzo sono giunti anche da Firenze, supportati da unità della polizia di Stato e dei carabinieri. Nella sezione coinvolta erano presenti oltre cinquanta detenuti. La situazione di stallo si è risolta quando i detenuti barricati hanno desistito, tra le 5 e le 6 del mattino, dopo una complessa trattativa. A questa negoziazione hanno preso parte figure chiave come la direttrice della casa circondariale, Alice Lazzarotto, e la garante dei detenuti.