Raffaele Sollecito è tornato a parlare della sua assoluzione, ottenuta con Amanda Knox, nel processo per l’omicidio di Meredith Kercher. A Verissimo, su Canale 5, ha risposto a Silvia Toffanin, legando le sue dichiarazioni al processo di Perugia e alle conseguenze personali e pubbliche della vicenda giudiziaria.

Sollecito ha parlato di una volontà precisa, anche istituzionale, di ignorare la profonda ingiustizia che ritiene di aver subito. Ha collegato tale ingiustizia ai suoi diritti civili e alla narrazione dell’assoluzione, presentata a suo giudizio come frutto di fortuna o coincidenza.

Il riferimento centrale resta agli errori attribuiti agli inquirenti e al peso che, nella sua ricostruzione, questi errori hanno avuto sulla sua vita.

Le parole sul processo di Perugia

Parlando dell’assoluzione nel procedimento per l’omicidio di Meredith Kercher, Sollecito ha rivendicato la propria estraneità ai fatti con una frase netta: “In realtà io sono assolutamente innocente, non ho fatto nulla.” Ha poi aggiunto di aver pagato lui quello sbaglio, e non chi lo aveva commesso. Il passaggio riguarda direttamente il processo di Perugia e la posizione sua e di Amanda Knox, entrambi assolti.

Alla domanda di Silvia Toffanin sulla sua condizione personale, Sollecito ha distinto la libertà dai pregiudizi dalla condizione mentale che dice di vivere.

Afferma di sentirsi più libero di molti altri dai pregiudizi, ma ha poi descritto la persistenza di uno stigma con le parole “mi sento prigioniero di uno stigma che mi perseguita”. Questo stigma, ha aggiunto, avrebbe condizionato molti aspetti della sua esistenza.

Il passaggio su Alberto Stasi e Amanda Knox

Nella stessa intervista televisiva Sollecito ha richiamato anche Alberto Stasi, condannato per il delitto di Garlasco, sostenendo di vedere un parallelo tra le due vicende per l’ingiustizia che, a suo giudizio, vi sarebbe dietro. Ha indicato come punto del paragone il mancato rispetto di una sentenza di assoluzione nel suo caso.