Il Tribunale di Potenza ha condannato Francesco Zarrillo, 68 anni, a un anno e otto mesi di reclusione per atti persecutori. Le azioni, avvenute tra il 2020 e il 2021, erano dirette contro Costantino Di Carlo, all’epoca sindaco di Balvano, in provincia di Potenza. La sentenza è stata resa nota a Potenza il 9 ottobre 2026.
La decisione è stata emessa dal Tribunale in composizione monocratica, sotto la giudice Giovanna Battista. Dopo gli episodi, Di Carlo, assistito dall’avvocato Armando Dereviziis, si è costituito parte civile nel procedimento. Zarrillo era stato rinviato a giudizio nel 2022, poiché le condotte contestate, secondo l'accusa, avevano inciso sulla vita quotidiana dell’allora sindaco.
Le contestazioni e la condanna
Nel capo d’accusa, Zarrillo è stato ritenuto responsabile di aver agito “con condotte reiterate, minacciava e molestava” Di Carlo, “arrivando a costringerlo a modificare drasticamente le abitudini quotidiane con una conseguente limitazione della sfera di libertà”. La sentenza ha riconosciuto la responsabilità dell’imputato per gli atti persecutori e ha fissato la pena in un anno e otto mesi di reclusione.
Oltre alla condanna detentiva, la giudice Battista ha disposto il pagamento delle spese processuali e il risarcimento dei danni in favore di Costantino Di Carlo, parte civile. Il procedimento si è concentrato sulle condotte contestate nel periodo 2020-2021 e sul loro impatto sulla posizione dell’allora primo cittadino di Balvano.
Il reato di atti persecutori nel codice penale
Il reato di atti persecutori è disciplinato dall’articolo 612-bis del codice penale. La norma punisce con la reclusione da un anno a sei anni e sei mesi chi, con condotte reiterate, minaccia o molesta una persona, causando un perdurante e grave stato di ansia o di paura, o generando un fondato timore per l’incolumità propria o di un congiunto, o di una persona legata da relazione affettiva. La disposizione include anche i casi in cui le condotte costringano la persona offesa a modificare le proprie abitudini di vita.
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