Il prossimo 15 ottobre 2026, la Corte di Assise di Appello di Bologna ospiterà un'udienza di significativa importanza per la complessa vicenda giudiziaria legata alla strage di Bologna del 2 agosto 1980. Questo appuntamento vedrà la partecipazione attiva degli avvocati Andrea Speranzoni, Alessandro Forti, Lisa Baravelli e Alessia Merluzzi, che compongono il collegio di parte civile a tutela dei familiari delle vittime. Essi si preparano a confrontarsi con un incidente di esecuzione, un procedimento promosso dalla difesa di Gilberto Cavallini, il quale è stato condannato in via definitiva all'ergastolo nel gennaio 2025, riconosciuto come membro del commando responsabile del tragico attentato.

Il fulcro di questa discussione giudiziaria è una specifica richiesta di autorizzazione. La difesa di Cavallini mira a ottenere il permesso per il genetista Emiliano Giardina, loro consulente di parte, di procedere con ulteriori valutazioni. Tali analisi riguarderebbero l'origine ancestrale e la predizione del fenotipo del DNA prelevato dai resti riesumati di Maria Fresu. La Fresu, tragicamente scomparsa nella strage del 2 agosto 1980, era stata sepolta nel cimitero toscano di Montespertoli, e la riesumazione dei suoi resti ha aperto la strada a queste nuove istanze investigative.

La determinazione dei legali di parte civile

I legali che rappresentano le parti civili hanno chiaramente espresso la loro posizione, collegando la loro presenza all'udienza sia alla richiesta avanzata dalla difesa di Cavallini sia all'intero percorso giudiziario che ha già visto una conclusione attraverso i tre gradi di giudizio.

Con una dichiarazione congiunta, gli avvocati hanno affermato: «Siamo pronti a esporre tutte le ragioni giuridiche necessarie per difendere con fermezza i risultati ottenuti attraverso un enorme sforzo investigativo e processuale nel corso di tre gradi di giudizio. Ogni tentativo di argomento della difesa del condannato, volto a rimettere in discussione tali esiti, ci troverà serenamente preparati e pronti a replicare».

Il procedimento che si aprirà il 15 ottobre 2026 si configura, dunque, come un momento di confronto diretto. Da un lato, vi è la richiesta della difesa del condannato, focalizzata su nuove e ulteriori valutazioni genetiche. Dall'altro, si contrappone la risoluta presenza dei rappresentanti dei familiari delle vittime, determinati a tutelare la validità e la definitività delle sentenze già pronunciate dalla Corte di Assise di Appello di Bologna.

L'intervento dell'Associazione dei familiari delle vittime

Nel contesto di questa rinnovata attenzione mediatica e giudiziaria, è intervenuto anche Paolo Lambertini, presidente dell'Associazione tra i familiari delle vittime della strage alla stazione di Bologna del 2 agosto 1980. Lambertini ha commentato le recenti notizie relative alla presunta messa negata in carcere a Cavallini, esprimendo un giudizio critico. Ha infatti dichiarato: «Il richiamo di carattere pubblico all'impossibilità di partecipare a un momento di carattere religioso, soprattutto quando si avvicinano scadenze di carattere giudiziario così rilevanti, suona estremamente strumentale e appare come un tentativo di influenzare l'opinione pubblica o il corso del procedimento».