L'Unione degli Universitari ha dato il via a una significativa mobilitazione nazionale, intitolata “Cara Italia, quanto ci costi?”, installando tende simboliche a Piazza Montecitorio, a Roma, e di fronte a dieci dei principali atenei italiani. L'iniziativa, lanciata il 12 ottobre 2026, mira a denunciare con forza il caro-vita universitario, l'acuta emergenza abitativa che colpisce gli studenti e le politiche sul diritto allo studio, ritenute ampiamente insufficienti dall'organizzazione studentesca.

La protesta, che ha preso il via nella mattinata del 12 ottobre, vede la partecipazione di studentesse e studenti da ogni parte del Paese.

Oltre al presidio centrale a Montecitorio, manifestazioni analoghe con l'allestimento di tende sono state segnalate a Milano, Lecce, Bologna, Genova e Pavia. Le tende, in questo contesto, rappresentano un potente simbolo delle gravi difficoltà che gli studenti fuori sede affrontano quotidianamente nell'accesso a un alloggio dignitoso e sostenibile.

Le ragioni della protesta e le richieste degli studenti

L'organizzazione studentesca ha collegato esplicitamente la sua mobilitazione alla gestione degli alloggi universitari e all'utilizzo dei fondi del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR). L'UdU sostiene che “Il Pnrr è stato regalato ai privati, l'università è al collasso”, evidenziando una profonda critica all'allocazione delle risorse.

Per invertire questa tendenza, l'Unione degli Universitari chiede un investimento di almeno 7 miliardi di euro destinati all'università pubblica e al rafforzamento del diritto allo studio.

Sabrina Brizzola, coordinatrice dell'Unione degli Universitari, ha sottolineato il ritorno a questa forma di protesta, già adottata tre anni fa per le medesime problematiche. Brizzola ha contestato apertamente la gestione dell'emergenza abitativa, attribuendo alla ministra Bernini la responsabilità dell'impiego di 1,2 miliardi di euro del PNRR per la creazione di camere private. Secondo la denuncia dell'organizzazione, queste sistemazioni possono arrivare a costare fino a 1000 euro al mese, rendendole inaccessibili per la maggior parte degli studenti.

La coordinatrice ha inoltre evidenziato una significativa discrepanza tra le promesse e la realtà dei fatti. A fronte dei 60 mila posti letto annunciati dalla ministra, Brizzola ha affermato che i posti effettivamente realizzati ammontano a soli 33 mila. Di questi, una percentuale estremamente bassa, pari al 3,8%, risulta essere di natura pubblica, aggravando ulteriormente la crisi degli alloggi universitari.

Il PNRR e il nodo cruciale degli alloggi universitari

Il contesto istituzionale al centro della protesta è la Riforma 1.7 della Missione 4, Componente 1 del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza. L'avviso pubblico per l'housing universitario, promosso dal Ministero dell'Università e della Ricerca, è stato indirizzato a soggetti sia pubblici che privati che gestiscono residenze o alloggi per studenti universitari.

L'obiettivo dichiarato di questa iniziativa è la creazione di 60 mila nuovi posti letto entro il 2026, con uno stanziamento complessivo di 1,2 miliardi di euro.

Il programma ministeriale prevede una clausola fondamentale: almeno il 30% dei posti letto creati attraverso questi fondi deve essere assegnato a studenti che rientrano nelle graduatorie degli enti per il diritto allo studio. Questa disposizione mira a garantire un accesso agevolato agli alloggi per gli studenti più meritevoli o in condizioni economiche svantaggiate, sebbene l'Unione degli Universitari ne critichi l'efficacia e l'applicazione.