“Picasso. Capolavori dal Museo Nazionale Picasso di Parigi” permette di osservare a Palazzo Reale l’evoluzione dell’opera di questo artista dal 1900 sino al 1972, (morirà a 92 anni, nell’aprile 1973), e il visitatore avrà la possibilità di portare il suo sguardo dai dipinti alle sculture, dalle sculture ai disegni sino alle foto e ai filmati che documentano la multiforme ed incessante attività di questo genio.
Cosa interessante è quando si entra nel corridoio d’ingresso e un filmato lo mostra mentre lavora in una fabbrica di ceramica a Vallauris, e trasforma quella che è un normale vaso lungo e affilato nel corpo di un’anatra.
Rovescia il vaso, acciacca la parte del collo del recipiente, modella la testa, stringe il beccuccio e lo trasforma nel becco di un’anatra, poi con una spatola lascia qualche segno di piumaggio e l’anitra è pronta. Dopo si diverte a dipingerla. E negli occhi sempre quella vivacità e quella gioia.
La rassegna, che rappresenta un assoluto godimento per il visitatore attento come per quello più distratto, potrebbe essere titolata "la gioia del cambiamento" perché ogni tendenza e ogni stile è stato da lui rivisitato, anche da vecchio, con la precisa volontà di inserire nello sconvolgimento degli ordini quella punta di novità che era in linea con la sperimentazione del momento (surrealismo, cubismo, astrattismo, Novecento) e che spesso si mescolava ad una voglia pazza di irridere ogni forma di linguaggio accademico.
Un uomo nato per spezzare la tradizione e insieme per protestare con la sua opera contro la violenza politica della storia. E nel Novecento purtroppo sono tante le pagine di orrore e di violazione dei diritti umani. Dirà lui stesso: "La pittura non è fatta per decorare gli appartamenti. E’ uno strumento di una guerra offensiva e difensiva contro il nemico". E contro le forme di violenza accanto a Guernica, che non è in mostra, si può ammirare "Massacro in Corea" del 1951 o opere come "Cranio di capra, bottiglia e candela", 1952 o "Gatto che divora un gallo" 1953, opere caratterizzate da un espressionismo che lascia senza fiato, il segno è affilato e tagliente, e sempre quella volontà di rovesciare gli schemi e di trasmettere pathos.
Lo sguardo del visitatore oltre che essere incupito dalle interpretazioni dei momenti bui della storia si placa su spiagge biancheggianti, oceani blu e pareti di un bianco immacolato proprie dei villaggi della Spagna, o si lascia accarezzare dai colori iridescenti delle sue donne scomposte del periodo cubista, sempre sedute su improbabili divani o adagiate su prati fioriti, ma c’è un quadro che sembra da solo una bomba ad orologeria. E’un piccolo quadro in una delle ultime sale. E’ "Corrida: la morte del torero" 1933. Siamo all’inizio della sesta fase della sua pittura, quella degli anni 1933-1939, in cui dipingerà "Guernica". Sta lì appena entri nella sala, sulla parete di destra, uno tra i tanti, eppure se ti avvicini, quel viluppo di corpi, tra cui è imprigionata la testa del torero, tra il bianco sinuoso del cavallo, il marrone scuro del toro e in alto il movimento roteante del drappo rosso carminio, ti rapisce.
Un assoluto capolavoro dove il naturalismo predominante è sempre in bilico in un movimento vorticoso che non ha nulla di studiato e che insieme a quel rosso carminio ti risucchia nel furore della disgrazia e nella sua irreversibilità. Sullo sfondo le arcate degli spalti e il colore, quel colore abbacinante che è proprio delle violenze di una corrida sotto una luce implacabile e torrida. Accanto a questo ci sono le tele più note, come alcuni studi del quadro-manifesto "Les demoiselles d’Avignon" e una lunga serie di opere che coprono settant’ anni di storia.
La rassegna si visita il lunedì, martedì e mercoledì dalle 8,30 alle 19,30; giovedì, venerdì ,sabato e domenica dalle 9,30 alle 23,30. Il servizio di biglietteria termina un’ora prima della chiusura. I biglietti costano 9 e 7 euro. Tel. 0254911.