"Mi chiamo…" è un libro diAldo Nove, uscito il 13 febbraio, che ripercorre le ultime ore di solitudinedi Mia Martini.

Si chiamava DomenicaBertè ed era nata nel 1947 a Bagnara Calabra, in provincia di Reggio Calabria, dadove presto scappò per realizzare un sogno, quello di cantare. La sua vocevenne notata durante un'audizione a Milano, quando si faceva ancora chiamare MimìBertè. Poi la svolta: prese il nome di un'attrice americana (la Farrow) e ilcognome di un noto aperitivo italiano: ed ecco il debutto di Mia Martini.

Il successo vero lo conobbenegli anni Settanta, quando grazie all'album Oltre la collina la sua bravurafece il giro d'Italia e non solo.

Poi, negli anni Ottanta, iniziano l'oblio e le maldicenze:viene arrestata per detenzione di hashish ma anche in cella la detenute laascoltavano cantare di notte a bocca aperta. E poi iniziano le dicerie, lemalignità, cose che la spingeranno a ritirarsi dalle scene. Lei stessadichiarò: "La mia vita era diventata impossibile. Qualsiasi cosa facessi eradestinata a non avere nessun riscontro e tutte le porte mi si chiudevano infaccia. C'era gente che aveva paura di me, che per esempio rifiutava di parteciparea manifestazioni nelle quali avrei dovuto esserci anch'io. Mi ricordo che unmanager mi scongiurò di non partecipare ad un festival, perché con me nessunacasa discografica avrebbe mandato i propri artisti.

Eravamo ormai arrivati all'assurdo,per cui decisi di ritirarmi".

Dopo questo periodo diforzato esilio dalle scene, torna a stupire tutti con Almeno tu nell'universo,La nevicata del '56 e Gli uomini non cambiano. Poi, la morte per overdose nel1995, a 48 anni. Aldo Nove, che non conosceva personalmente la cantante, spiegache ha voluto scrivere questo libro per la forte compassione che ha sentito neiconfronti della Martini dopo aver conosciuto Gianna Bigazzi, una delle personeche le sono state più amiche. "Ha passato vent'anni di oppressioni quotidiane,un'inciviltà da medioevo. Come essere sufficientemente forti di fronte a tantaignoranza? La sua voce però resta. Nessuno ha la sua intensità, il suo strazio,il suo blues".