Comincia sulle note di "Ma che bella giornata di sole" di Antonello Venditti la puntata di Servizio Pubblico del 25 aprile 2013, giorno della Liberazione. "Quel sogno di liberazione è nelle nostre mani. Perché, se fosse morto come scrive Grillo, non sarebbero soltanto gli altri ad averlo ucciso, saremo noi, sarebbe anche lui", così esordisce il conduttore Michele Santoro. Che aggiunge: quel sogno, che tutti chiamano democrazia, "non vuol dire governo di un Presidente, ma governo di un popolo intero".
In una clip va di scena la rabbia della folla per l'accordo Pd-Pdl sull'elezione di Napolitano a Presidente della Repubblica, carica per la quale i manifestanti avrebbero di gran lunga preferito, anche come segnale di discontinuità rispetto al passato, il giurista Stefano Rodotà.
Comincia il dibattito.
Per Cacciari l'incarico di governo al vice-segretario del Pd era l'unica possibilità che avesse Giorgio Napolitano, essendo stato il solo Pdl a mostrarsi disponibile a un governissimo con il Pd, e ha anche rappresentato la soluzione ideale per Grillo, che, non avendo secondo l'ex sindaco di Venezia gli uomini per governare, avrebbe potuto soltanto continuare la sua lotta dall'opposizione. Anche il Pdl ha ottenuto quel che voleva, mentre secondo Cacciari chi ha sbagliato tutto è stato il Pd, in evidente "stato confusionale".
Fassina parla di un Pd "non all'altezza", "non in grado di dare le risposte che il Paese si aspettava", ma una grande responsabilità, secondo il dirigente del Partito democratico, sarebbe di Grillo e del M5S, rei di aver rifiutato qualsiasi intesa di governo.
Un'altra clip riporta l'acceso dialogo di domenica scorsa, tra esponenti del M5S e la piazza, inviperita per il forfait di Grillo al Colosseo, ma soprattutto per la situazione economica in cui imperversa il Paese.
Travaglio, in risposta a Fassina, cita alcune dichiarazioni (tra cui addirittura una dell'8 aprile 2013 di Enrico Letta) che escludevano a priori qualsiasi possibilità di "inciucio" con il Pdl di Berlusconi, e indica la candidatura di Rodotà come un segnale, non colto al volo dal Pd, della disponibilità di Grillo a dialogare.
Maurizio Landini, segretario della Fiom-Cgil, parla di una "domanda di cambiamento e di coerenza" da parte della piazza, e di un voto, quello del 24-25 febbraio, contrario alle politiche di austerità di Monti.
Troppo grande, secondo il sindacalista, la distanza tra Pd e Pdl per poter realmente governare insieme.
Poi la parola passa a Mario Giordano, direttore di Tgcom24, che tra Giulano Amato, uomo del vecchio sistema, ed Enrico Letta, preferisce sia stato scelto quest'ultimo, quantomeno come segnale di ricambio generazionale. Tocca al consueto monologo di Travaglio, che, stavolta, prende di mira la retorica dei giornali sulla rielezione di Napolitano.
Arriva l'atteso momento di Roberto Saviano che mostra alcune scene di un film che lo ha molto colpito ("No - I giorni dell'arcobaleno" sul referendum del 1988 in Cile per la conferma o meno del regime di Pinochet). Lo scrittore parla della "felicità" come unica vera arma per lottare non solo contro le dittature, ma anche contro la criminalità organizzata. Poi la lettura di un brano di Eduardo Galeano su un altro mondo possibile. Vauro chiude la puntata con due vignette sulla Liberazione e su D'Alema.