Stromae è l'artista del momento, tanto da essere arrivato in cima alla classifica degli album più venduti della settimana in Italia. È un ragazzotto alto e longilineo, nato e cresciuto a Bruxelles con la madre. Il padre, morto nel 1994 e originario del Ruanda, è stato solo una pallida ombra nella vita del figlio.

Stromae, il meticcio dai mocassini colorati e dalle polo dai motivi a dir poco fantasiosi, ha quel qualcosa della maschera popolare, quel gusto per la polemica e per l'ironia della farsa, è un fiore di collage che da molti critici del suo paese è stato accostato all'anima del pittore Magritte.

Molti di voi l'avranno conosciuto, dopo anni e anni di gavetta, con "Alors on danse", indimenticabile party anthem dominato nel refrain dal mizmar, strumento a fiato molto popolare nel mondo arabo. Ha spiegato così la canzone: "Quando avevo 18 anni, a Parigi, vedevo tanta gente che in discoteca fingeva di dimenticarsi dei problemi con un sorriso. Ma i loro occhi dicevano che quei problemi c'erano ancora".

Il primo album, "Cheese", esce nel 2010 e fa riferimento ai sorrisi forzati durante le foto. Torna nel maggio 2013, con l'irresistibile "Papaoutai". "Dove sei? Dove sei papà? Dove sei, dove sei, dove, dove sei papà?". Nel video, il papà (interpretato da Stromae stesso) è un manichino senza vita. Il figlio guarda gli altri bambini fare attività con i genitori e vorrebbe avere lo stesso rapporto con il suo papà.

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Alla fine, però, non resta che arrendersi all'evidenza, far sfumare l'immaginazione e diventare egli stesso un manichino inerme: è l'unica cosa che gli ha insegnato il padre. "Tutti sanno come si fanno i bambini, ma nessuno sa come si fa il papà" canta con un pizzico di rabbia.

Poche settimane dopo viene diffuso sul web il video quasi amatoriale di "Formidable", in cui l'artista si finge ubriaco presso la stazione di Bruxelles, nel pallore di un mattino uggioso. Inutile dire che il video ha riscosso grande successo, rivelandosi una scelta di marketing azzeccatissima. Annuncia la pubblicazione imminente di "Racine carrée", il suo secondo album, e il resto è storia recente.

La musica

Stromae è un miscuglio irriverente e fresco di elettronica, soul, hip hop, dance europea anni novanta e della Canzone francese (Aznavour, Edith Piaf e il connazionale Jacques Brel). Stromae è un'antenna. Capta e parla di tutto, dalla crisi all'Aids, dall'ambiente a Twitter, dalla falsa ricchezza alla pedofilia.

E non dimenticando razzismo, misoginia e omofobia, denunciati nella strepitosa "Batard" (Bastardo). Non ci sono tabù per Stromae.

Si rivolge ai meticci, ai cittadini, ai senza padre, a una gioventù adepta della sbronza da sabato sera. Si rivolge a tutti, e questa è la sua forza: Stromae sa riunire più generazioni. E lo fa anche attraverso testi profondi e storie cupe illuminate da una musica gioiosa, vibrante e tutta da ballare. "La mia prossima sfida sarà di scrivere testi più ottimisti. Ma io amo la malinconia, che non ha niente a che vedere con la tristezza. La malinconia è ovunque, anche nelle feste".

Nel ragazzo-giraffa dagli occhi verdi c'è poesia, delicatezza, sentimento. E il pubblico lo percepisce. È un artista fuori dal comune, unico. Non si può catalogare un corpo così fragile, un look del genere e un tale carisma. E poi, in fondo, piace perché è simpatico. Nei video che lui diffonde via Youtube si rivolge a noi come se ci conoscesse da sempre. Suscita empatia. E non capita spesso.