Si è aperto a Firenze il Nuovo Museo dell'Opera del Duomo, dopo tre lunghi anni di restauro. Il museo, che si presenta oggi in un veste più moderna e tecnologica, risale al 1881, ma già nel 1997 era stato ampliato per permettere di esporre gran parte della collezione, che si attesta, ancora oggi, come la più grande raccolta di Arte fiorentina al mondo.

Il restauro

Il restauro, costato più di 45 milioni di euro, ha trasformato il museo in un complesso di 6000 metri quadrati, divisi in 25 sale su tre piani e con una bella terrazza panoramica che si affaccia sulla cupola di Brunelleschi. In tutto, il Museo conserva ben 750 opere. Tra queste, 200, come ad esempio la Maddalena di Donatello e la Porta Nord di Ghiberti sono state esposte per la prima volta dopo il restauro, insieme ad altri capolavori recuperati, invece, dai depositi, e facenti parte della facciata del Duomo.

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25 sale di antichità fiorentine

Entrando nel corridoio d'ingresso, si rimane estasiati da un pannello riportante i nomi degli artisti che hanno realizzato le opere qui conservate e allo stesso tempo delle persone che lavorando in questi anni all'interno del museo hanno dato l'opportunità a molti di godere di queste meraviglie.

La prima sala presenta la ricostruzione in resina e polvere di marmo dell’antica facciata di Santa Maria del Fiore di Arnolfo di Cambio, riportando lo schema in cui erano posizionate in origine le statue, in base al disegno cinquecentesco. Sull'altra parete, invece, vi sono le famosissime porte del Battistero (di cui la più famosa è certamente la Porta del Paradiso, così denominata dal grande Michelangelo Buonarroti per il suo splendore) e altre statue del Cinquecento.

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Le sale sono state ingrandite allo scopo di valorizzare meglio alcune opere, quali la già citata Maddalena e i profeti di Donatello, le cantorie del Duomo e la celeberrima Pietà di Michelangelo. Al piano di sopra una galleria di 36 metri conserva 16 statue realizzate da artisti del calibro di  Andrea Pisano, Donatello e altre maestranze per il campanile di Giotto.

Una seconda galleria, esplica, invece, l' architettura della cupola del Brunelleschi, esponendo vari modelli lignei, di cui uno realizzato dallo stesso artista.

La stessa sala conserva, inoltre, la maschera funeraria del grandissimo architetto e alcune attrezzature utilizzate nel cinquecento per la costruzione della cupola di Firenze.

Il commento di Mons. Timothy Verdon, direttore del museo

Come affermato dal direttore del museo, però, "le dimensioni non devono essere percepite come un lusso, bensì come una necessità. La ricontestualizzazione delle sculture e dei dipinti, con testi a parete e musica rinascimentale all’interno delle sale, fa scoprire l’emozione che questi capolavori volevano suscitare".

Inoltre: ”Questo museo può essere, dunque, un vanto per l'Italia che una volta tanto dimostra di saper valorizzare i propri beni, attraverso un lavoro minuzioso e ragionato volto a mostrare come si possono trasformare musei anche molto antichi in opere grandiose".

 

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