Il debutto del 13 gennaio de “La fame e la peste” di Salvo Licata ha inaugurato la nuova stagione della Sala Strehler del Teatro Biondo di Palermo e questo acclamato spettacolo si replicherà fino al 17 gennaio. Geniali e moderni i personaggi di Salvo Licata, giornalista e drammaturgo palermitano scomparso nel 2000, autore del dittico di opere teatrali “La Fame e La Peste” magistralmente messo in scena dal giovane regista Luca D’Angelo. Viene rappresentata una Palermo flagellata da povertà, fame e peste. Uno spettacolo estremamente attuale che con brio e ilarità continua a conquistare il pubblico.

“I due testi possono apparire diversi nella scrittura drammaturgica e lessicale – spiega Luca D’Angelo - ma si rivelano complementari. Ho avuto una visione taoistica dove sul bianco c’erano punte di nero e sul nero di bianco”. La Fame è una farsa che, con una comicità intelligente, rappresenta la povertà e la miseria della città di Palermo. Nel primo atto dunque si ride amaramente e con uno stile beckettiano e un linguaggio palermitano i personaggi si dibattono tra il vuoto e il bisogno di affermazione identitaria. La Peste, invece,è un inedito, un testo scritto in forma di oratorio medievale in vernacolo italiano e in latino, un dramma impreziosito da movimenti, tocchi registici e di scena che ammaliano il pubblico in sala dalla prima all’ultima battuta.

La scena è ricchissima, e il regista D’Angelo racconta la crudezza della fame e della peste in chiave poetica in un luogo onirico dove i personaggi assumono una nuova identità più grave e arida in un’ambientazione sospesa in un tempo indecifrato. Il tempo è il fil rouge della pièce “in uno spazio in cui i personaggi diventano figure astratte e concrete esi nutrono del loro tempo anche se in realtà non mangiano da mesi” ha chiarito il regista.

Infine,è stato creato un terzo atto, una sorta di epilogo che spiega, con un collage delle parole di Salvo Licata, la fusione dei due testi: un finale che non lascia spazio all’ottimismo.

Sul palco si alternano i ruoli di grandi attori qualiSalvo Piparo nei panni di Ciocio' e Gino Carista in quelli di Prure' in un continuo scambio di divertenti battute sul “pititto”; Mario Pupella che dopo 45 anni torna sul paco del Biondo e per la prima volta impersona un personaggio femminile, la zia Clotilde; le musiche, tra ilarità e gravità, sono scritte ed interpretate dalla cantante-attrice Costanza Licata e accompagnate dalla pianista Irene Maria Salerno; Stefania Blandeburgo nei vari ruoli della venditrice di libri, del maestro di musica e di una donna.

La dimensione atempore della scenografia è stata realizzata da Rudy Laurinavicius, i costumi dal registaLuca D’Angelo e le luci oniriche sono di Davide Riili.

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