"Canzoni della Cupa è un disco diviso in due parti, anzi in due lati.

Il lato esposto al sole, il lato che dissecca, che asciuga al vento. Il lato della Polvere.

E poi il lato in Ombra, il lato lunare, il lato dello sterpo e dei fantasmi..."

Questo si legge nelle prime righe dalla prefazione dell'ultimo lavoro discografico del cantautore Vinicio Capossela. E queste parole descrivono, in poche righe, davvero l'essenza di tutto l'album.

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O meglio dei due album, che si uniscono, s'intrecciano in un'unica opera intesa e indubbiamente originale. 

Nel 2016, in fondo, l'originalità è anche attingere a piene mani dal passato, dalla tradizione.  E la tradizione folk, quello che Dylan non trovava per nulla rassicurante, in queste canzoni riaffiora nelle storie, negli strumenti e nella voce di Vinicio. In un attimo ci si ritrova a camminare nei paesi fantasma dell'alta Irpinia, nei suoi campi, nel grano e nel lavoro e nel sole che brucia la pelle, arde i fili d'erba. 

Nella Polvere, questo il titolo del primo disco e questo alza, la polvere.

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Polvere via da due violini, dal cymabalon, dal contrabbasso e dalla chitarra, via da questi pezzi di legno presi e suonati. Senza bisogno di nient'altro, se non della voce e delle storie che mischiano le note. 

"Il forestiero dorme stanotte sull'aia

dorme sull'aia alla frescura.

Per coperta ha la raganella

per cuscino la sacchettola..."

La prima registrazione avvenne nel 2003, colonna sonora del libro "Il paese dei Coppoloni" [VIDEO] e composto all'ombra di quel romanzo edito da Feltrinelli. Nell'Ombra, invece, il titolo delle altre canzoni nate tra il 2014 e il 2015.

Un suono più completo, più ricco anche grazie alle collaborazioni importanti con Calexico, Giovanna Marini e Howe Gelb.

Eppure più cupo, registrato in parte persino tra i vicoli del paese dell'Eco. Un viaggio musicale intriso di mitologia e leggende popolari. Animali mitologici, ululati e creature della Cupa (contrada con poca luce).

"...e non ti affacciare la notte nel pozzo

dentro nascosto sta il Maranchino,

a dispetto se ne sta nel letto

ti rode la testa e non ti fa dormire..."

Ritmi ossessivi, scanditi dai colpi del tamburo e dalle voci di femmine. Insomma un doppio disco da assaporare con calma, più volte. Correndo anche il rischio di perdersi, di lasciare il proprio tempo, quest'era di tecnologia e ritrovarsi in luogo senza età, senza realtà.

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