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Recentemente Sandro Battisti, scrittore di fantascienza, è stato intervistato da Radio Punto (di Milano, programma Ophelia's friends on Air a cura di Stefania Romito), dove ha illustrato la propria opera e la fantascienza italiana del nostro tempo: fenomeno culturale già ampiamente noto tra gli addetti ai lavori, ma forse ancora poco nella letteratura italiana più incline a fughe nel mero fantastico. Quando invece la science fiction è la vera letteratura degli anni duemila, dopo quasi un secolo dai pionieri "spaziali" (letteralmente) del Novecento. Quando persino oggi è anche filosofia come lo stesso grande Marvin Minsky (padre dell'Intelligenza Artificiale) dichiarò qualche tempo fa: “Gli scrittori di fantascienza sono i veri filosofi contemporanei”.

Nostra intervista esclusiva a Sandro Battisti, di Roma, tra i più noti nuovi scrittori futuribili italiani: diverse pubblicazioni, anche per "Mondadori Urania", collaboratore di "Fantascienza.com" e la casa editrice Kipple Officina Libraria.

La fantascienza come filosofia

D - Battisti, la tua fantascienza, dopo “Olonomico” e “L’impero restaurato”, “Il sangue e l'impero”, con F. Verso e Premio Urania 2014, è quasi una science fiction "filosofica", esatto?

R – Esatto, ha anche connotazioni occulte, sciamaniche, una ricerca estrema dell’inumano che s’intreccia con l’estremo passato della razza umana, con l’estrema vecchiezza degli universi e delle vibrazioni quantiche proprie di ogni sistema dimensionale; filosofia intesa come un disincarnarsi e osservarsi da fuori, astraendo la tecnologia e mostrandola come una pelle di serpente appena dismessa.

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La new wave italiana e Carrie Fisher

D - Sandro, fondatore della cosiddetta New Wave italiana connettivista:i lavori in corso come Movimento?

R - Abbiamo lavorato in molti al futuro del collettivo connettivista; i miei meriti sono circoscritti, ed è per questo che il Movimento è sempre in fermento con idee, iniziative, anche editoriali. Rispetto agli inizi abbiamo subito un apparente rallentamento, ma ciò è dovuto alla massa di ogni progetto, che è notevolmente aumentata: si hanno inerzie da gestire perché si pensa in grande e si è più maturi. Io credo fermamente che non ci sia nulla di paragonabile in giro, probabilmente neppure all’estero. Colgo l'occasione, dedico questa intervista alla “Principessa Leila” di Guerre Stellari, purtroppo scomparsa in questi giorni di Natale, volata via come se l'Albero o la cometa fossero un razzo o una stazione spaziali. Per la “nostra” principessa spaziale, di una intera generazione, di tutti gli scrittori di fantascienza.