Giovanni Prini (1877-1958), scultore affine al figurativismo ripreso dallo stilema primo novecentesco, è il protagonista di una mostra a lui interamente dedicata, fino al 26 marzo, alla Galleria d’Arte Moderna di Roma. La curatrice, Maria Paola Maino, fornisce un’accurata imago di questo artista, esponendo 130 opere che spaziano da sculture in marmo e bronzo a disegni e studi, con un’appendice costituita da giocattoli, ceramiche e arredamento.

Il richiamo al sentimento nella vita e nell'arte

Il monito dell’iter espositivo è abbandonarsi a una certa dolcezza evocata dalla poetica di Prini. La delicatezza dei suoi contenuti, la morbidezza delle forme, l’intimismo dei soggetti prescelti richiamano il tema del sentimento, inteso come sentire, come il percepire la profondità e l’essenza del mondo che ci circonda. Prini sottende un richiamo a quello che sono gli afflati giovanili, ove si recidevano i freni inibitori e il pudore di provare sentimenti. La forza che scaturisce dalle sue opere è poggiata sull’erma di questa convinzione e consapevolezza.

Il matrimonio con Orazia e la loro casa-studio

Focus della vita dell’artista sarà proprio il sentimento sincero che lo porterà a sposare Orazia Belsito, poetessa virtuosa, con la quale creerà un ambiente stimolante culturalmente al quale faranno capo illustri artisti Gino Severini, Duilio Cambellotti, Ettore Ximenes, Umberto Boccioni. La casa-studio di Via Nomentana diventa teatro di fervide discussioni che profondono da arte a poesia a letteratura, contemplando il fascino della sinestesia che accoglie le arti in toto.

L’imprinting di Prini risiede nella sua poliedricità che contempla la pittura, la scultura e l’artigianato, contaminati dai vari aspetti dell’etica artistica, prediligendo il comparto intimista, ma mai esulando dall’influenze del panorama artistico dell’epoca.

L'intento espositivo

Caratteristica immanente nell’intento della mostra, ove a seguito del Salotto Prini, si susseguono opere dei colleghi Cambellotti, Sironi e Severini, è la testimonianza della nutrita amicizia con tali artisti, che colui suggella nella vita e nell’arte.

Il sentimento dell’amicizia è fondamentale per Prini e fonte di ispirazione. Dalle opere in mostra si evince il sentimento della tenerezza che pervade il mondo infantile e ne stigmatizza le posture, le espressioni nelle sculture bronzee di fanciulli, vessati dall’inconsapevolezza, e per questo bisognosi di una protezione, dall’occhio dell’artista e dell’osservatore. In mostra viene sottolineata l’umanità alla base di una etica di vita che profonde in principi socialisti.

Una tensione nel voler sensibilizzare l’opinione pubblica su tematiche umanitarie. Prini si schiera a favore dei più deboli e indifesi e ne suffraga le necessità, come nel caso dell’alfabetizzazione. Tutte le sfumature del sentimento regnano nel suo registro emotivo dalla timidità, alla tenerezza, al conforto, alla compassione, mentre il suo regime stilistico accoglie i dettami del Liberty, anche nella sua accezione di arti applicate.

Una mostra magistrale dove regnano la delicatezza e la poliedricità di questo artista che illumina su un contesto artistico riservato dell’epoca, ove l’anima, in tutto il suo spettrometro, detiene il posto d’onore.

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