Era la notte del 27 gennaio del 1967. Luigi Tenco, era rientrato stanco e abbattuto nel suo albergo. Poco dopo, fu trovato morto. La camera era la n. 219. Il nome dell'albergo era Hotel Savoy. Sono numeri e nomi che ricorrono in tanti articoli. In tanti libri sull’artista della ‘scuola genovese’. In tanti documenti che riguardano ufficialmente la fine del cantante. Dati che, il più delle volte, sono solo freddi appunti sulla tragedia di un uomo. Perché, infine, quello che importa e appassiona è, o dovrebbe essere, la capacità di chiunque si avvicini alla sua figura, di sentire empaticamente la disperazione di un uomo che decide di dire basta.

Certo, Luigi aveva alle spalle una carriera di successo. Tante canzoni mandate in classifica. Aveva anche partecipato ad alcuni film. Ma, quella sera e in quel Sanremo, gli spettatori che ascoltarono la sua canzone, “Ciao amore ciao”, furono tiepidi. Luigi era deluso.

D’altra parte, già non era stato apprezzato dagli organizzatori del Festival. Non fu ammesso alla serata finale. Se i fatti di quel festival furono decisivi o meno per il dramma che seguì, non lo può assicurare nessuno. Forse, comunque, si può tentare di capire.

Vita di Luigi Tenco

Il libro del giornalista Aldo Colonna, “Vita di Luigi Tenco”, esce, con prefazione di Umberto Broccoli, il 25 gennaio per Bompiani. Colonna fa un ritratto personale del Tenco artista. Cerca di far emergere la sua vicenda esistenziale.

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Descrive la figura del cantante senza risparmi di aggettivi. Lo vede fiero e disperato. Appassionante e scomodo. Coerente fino in fondo, con una forte personalità. Ricorda le affermazioni di Luigi: "Canterò finché avrò qualcosa da dire, sapendo che c'è chi mi sta a sentire e applaude non soltanto perché gli piace la mia voce ma perché è d'accordo con il contenuto delle mie canzoni”.

Nel volume, non manca la voglia di gettare luce sul significato di alcune celebri canzoni, a lungo travisate. Aldo Colonna è autore di racconti e poesie ed è stato assistente alla regia di Mario Monicelli per “Il male oscuro”. Il libro presenta una discografia a cura di Enrico de Angelis, Michele Neri e Franco Settimo. Inoltre, propone un apparato iconografico che contiene alcune foto inedite.

Forse non sarà domani

La frase completa è “Forse non sarà domani ma un bel giorno cambierà”. La canzone dalla quale, questo struggente verso è stato estrapolato, è una delle più famose canzoni di Luigi Tenco, “Vedrai, vedrai”.

Tuttavia, i due autori che presentano un altro omaggio in forma di libro al cantante di Cassine, da questa frase hanno preso solo l’incipit. Infatti, il titolo del loro libro è, “Forse non sarà domani. Invenzione a due voci su Luigi Tenco”. La data di uscita in libreria è il 27 gennaio per Arcana.

Gli autori sono lo psichiatra Gaspare Palmieri e il giornalista e sociologo Mario Campanella. Il coro a due voci porta il lettore in prossimità di alcune figure come, ad esempio, Francesco Guccini. Di quest’ultimo sono riportate interviste inedite e pareri personali: ''Il suicidio di Tenco resta inspiegabile, forse la storia con Dalida, anche se il fratello mi ha sempre detto che fu ammazzato''.

Terzo libro

Ultimo volume pronto per la pubblicazione, è “Luigi Tenco” (Imprimatur) di Michele Piacentini. Quest'autore ha organizzato il suo scritto, partendo dall’osservazione delle numerose testimonianze, spesso postume. Con questo dato, Piacentini avvisa il lettore che, secondo la sua visione, proprio le troppe voci intervenute, hanno limitato la possibilità di far venir fuori la verità sulla vita del cantante.