Da domani, 26 gennaio, nei suggestivi spazi del Padiglione de l’Esprit Nouveau, progettato da Le Corbusier nel 1925 e ricostruito a Bologna nel 1977, apre la mostra "Solo figli". La retrospettiva è dedicata alla scultura di piccolo formato e presenta 33 opere di diversi artisti contemporanei. Ce ne parla la curatrice Sergia Avveduti, una delle due curatrici della mostra.

Come è nata l'idea della mostra?

La mostra nasce con l’idea di riflettere sull’opera d’Arte di piccolo formato, un tema interessante perché la riduzione del volume materico conduce in qualche modo l’artista a concentrarsi sull’essenzialità. Da qui nasce il titolo della mostra, "Solo figli", che si riferisce per l’appunto a una dimensione scultorea piccola, ma nello stesso tempo densissima sul piano del "peso visivo specifico" dell'opera.

Quali sono le opere da tenere d'occhio?

Difficile scegliere di citarne solo qualcuna: sono 33 opere molto diverse tra di loro ma ugualmente forti dal punto di vista concettuale. Il lavoro di Salvatore Arancio, ad esempio, è una scultura informale in ceramica smaltata che sembra prendere vita e svilupparsi. L’opera di Lorenzo Scotto di Luzio consiste in un paio di zoccoli che l’artista ha fatto per sé su misura dei suoi stessi piedi. Francesco Carone gioca sul mimetismo, scegliendo un’opera d’arte intagliata in legno di pesco che somiglia in tutto è per tutto ad un vero nocciolo del frutto. La scultura proposta da Michael Fliri è un doppio guanto che sembra aver subito una metamorfosi in maschera. T-yong Chung ha invece proposto un’intervento su una copia in gesso di un busto di un bambino di epoca romana.

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Quali, nel loro essere simili a souvenir da viaggio, stimolano in particolare la nostra memoria?

Anche in questo caso gli esempi potrebbero essere innumerevoli: l’opera di Davide Bertocchi è un centimetro cubico realizzato con cellule fotovoltaiche in silicio provenienti dal satellite geostazionario “Symphonie” (1974-1984). Simone Berti propone una sorta di maquette di un’architettura geometrica immaginaria mentre Jacopo Candotti una scultura componibile che ricorda una pianta vista dall'alto di un rudere riportato alla luce durante uno scavo. Di Sergio Breviario sarà in mostra un visore indossabile, parte di un progetto più ampio dedicato al terremoto che colpì il territorio dell'Oltrepò mantovano nel 2013. La scultura di Andrea Sala è un innesto tra un lungo bocchino di pipa su un piedistallo in radica ovoidale. L’opera di Luca Francesconi invece è una fusione in bronzo che unisce in un’unica figura la forma di uno stomaco sugli arti inferiori di una bambola.

Nella mostra è molto importante il rapporto tra l'opera e il contenitore: come è stato pensato l'allestimento?

L’allestimento delle piccole opere è pensato per integrarsi con le soluzioni architettoniche e gli arredi progettati da Le Corbusier per il Padiglione de L’Esprit Nouveau, progettato da Le Corbusier in occasione dell’Exposition International des Arts Décoratifs di Parigi del 1925 e ricostruito nel 1977 di fronte all’ingresso principale di Bologna Fiere.

Alcuni esempi sono l'opera di David Casini, ispirata ad uno dei dipinti trafugati Museo di Castelvecchio di Verona (poi recuperato nel 2016), si aggrappa letteralmente a un modulo di arredo di Cassina, e il leggerissimo intervento di Nicola Melinelli, che tende a voler misurare la distanza tra soffitto e pavimento del secondo piano dell’edificio. Per Asia Lacys, di Eva Marisaldi, ricostruisce invece negli spazi del padiglione un racconto della Lacys, in cui si descrive il lancio di sassolini avvolti in tessuto rosso, dalle finestre delle strade di Riga al passaggio degli attori del teatro di strada.