La Galleria Franco Noero di Torino ospita, fino all'11 febbraio 2017, la personale dedicata all'esponente dell'avanguardia americana Robert Mapplethorpe. La retrospettiva, realizzata in collaborazione con The Robert Mapplethorpe Foundation e intitolata "Robert Mapplethorpe", si compone di una serie di scatti che permettono ai visitatori di entrare in contatto con i generi più amati dall'artista newyorchese: dal ritratto alla natura morta, dai nudi maschili e femminili, alle parti del corpo.

Robert Mapplethorpe arriva a Torino, è la prima volta?

La prima volta fu nel 2005 con la mostra "Robert Mapplethorpe: Tra Antico e Moderno.

Un’antologia" a cura di Germano Celant alla Palazzina della Promotrice delle Belle Arti. Da quel momento è cominciata la collaborazione della Galleria Franco Noero con la Robert Mapplethorpe Foundation, e nel 2013 abbiamo organizzato la prima mostra di Robert Mapplethorpe nella sede di Via Mottalciata 10/b, una sezione della quale è stata curata da Richard Flood, chief curator del New Museum di New York, che associava una selezione di polaroids di Mapplethorpe con altrettante di Carlo Mollino. La mostra attuale, negli spazi di Piazza Carignano 2, conta un numero di fotografie e polaroids pari a 100 scatti.

Come è nata l’idea della mostra?

A continuazione della collaborazione con The Robert Mapplethorpe Foundation e a seguito dell’apertura del nuovo spazio espositivo di Piazza Carignano 2, la Galleria Franco Noero ha organizzato una nuova mostra dedicata all’artista americano.

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Le qualità architettoniche e spaziali della nuova sede hanno influenzato la scelta delle fotografie con l’intento di offrire una visione nuova tramite la selezione e giustapposizione di scatti tratti dall’ampio repertorio del lavoro dell’artista.

Da dove arrivano le opere? Come sono state selezionate?

La mostra è organizzata con la Robert Mapplethorpe Foundation e le opere provengono dal loro archivio. Si tratta di un excursus che percorre l'intera carriera dell’artista, dove le opere non sono ordinate in maniera cronologica, bensì per temi, qualità di grana e qualità compositive. Nella scelta sono stati favoriti alcuni aspetti che fanno riferimento alla passione di Mapplethorpe per la scultura e l'antichità classica e l’attuazione dei medesimi temi, e ove possibile si sono scelti soggetti che facevano direttamente riferimento all’Italia o fotografie scattate nel nostro paese. Si è inoltre cercato anche di ricostruire intere sequenze fotografiche dedicate o a un singolo soggetto o scattate in un arco temporale limitato, come nel caso di Milton Moore e Dennis Spieght o della serie ‘White Gauze’.

Come è stato pensato l’allestimento?

L’allestimento segue il flusso delle stanze in infilata e le decorazioni presenti in esse. Laddove non era possibile utilizzare le pareti per la presenza di un intero partito decorativo abbiamo chiesto a Martino Gamper di realizzare dei semplici pannelli espositivi che facessero riferimento ai colori e alla qualità delle cornici prodotte da Mapplethorpe per alcune sue fotografie. La disposizione delle opere è una sequenza di associazioni, somiglianze e contrasti declinati nelle composizioni e nei generi cari all’artista: ritratto, natura morta, nudi maschili e femminili, parti del corpo e sensualità. Si tratta di un viaggio che spazia dalla freschezza adamantina dell'occhio giovanile dell'artista negli Settanta, ai momenti sofisticati degli anni Ottanta, venati di sottile edonismo e sapiente raffinatezza.

Quali artisti italiani possiamo associare a questo straordinario protagonista?

All’interno della mostra vi sono riferimenti diretti alla scultura e all’antichità classica, e foto che riguardano specifici luoghi che hanno ispirato l’artista per la loro architettura e mitologia ad essa associata, come la Reggia di Caserta o l’Antro della Sibilla a Cuma. Qualsiasi artista italiano che abbia un’empatia verso gli stessi temi ha sicuramente a che fare con il suo lavoro.