I Terroni Uniti marciano su Pontida, dove oggi terranno il loro concerto antirazzista nel prato tanto caro alla Lega di Matteo Salvini. [VIDEO]Proprio il segretario leghista è stato l’artefice, suo malgrado, dell’idea di questo collettivo di musicisti napoletani, formatosi nei giorni precedenti il comizio che il leader padano aveva fissato per lo scorso 11 marzo nella città partenopea. Un appuntamento che fin dal suo annuncio aveva innescato forti polemiche, provocando uno scontro istituzionale tra Comune di Napoli e governo.

Napoli non voleva Salvini

Un contrasto nato dalla volontà del sindaco della città, Luigi de Magistris, di non concedere la Mostra d’Oltremare già prenotata dai sostenitori campani del partito del carroccio riuniti sotto la sigla “Noi con Salvini”.

E a quel punto era intervenuto il ministro degli Interni, Marco Minniti, che aveva chiesto al prefetto di Napoli di garantire il regolare svolgimento delle due manifestazioni programmate in città nello stesso giorno: quella all’interno della Mostra d’Oltremare e quella organizzata nelle strade limitrofe in opposizione alla presenza a Napoli di un politico che spesso e volentieri in passato l’aveva denigrata. Come andò quella giornata ormai è storia: mentre Salvini teneva il suo comizio dinanzi a circa 3mila persone nella struttura fieristica, fuori i black bloc rovinavano il corteo pacifico in cui stavano manifestando decine di migliaia di persone.

Una canzone antirazzista

Ma Napoli non ha espresso il suo dissenso contro Matteo Salvini solo nelle strade. Nei giorni precedenti il comizio della discordia, a qualcuno venne in mente che c’era bisogno di una canzone per spiegare al resto del paese che la città era intollerante solo con chi nella sua storia politica ha sempre seminato odio, discriminando le persone sulla base della loro provenienza territoriale.

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Una canzone che raccontasse una volta di più la tradizionale capacità dei napoletani di accogliere lo straniero e di integrarlo nel suo tessuto sociale. Una storia che poi è comune a tutta l’Italia meridionale, basti pensare a quello che sta succedendo a Lampedusa in questi ultimi anni.

Nasce così “Gente do Sud”, brano ideato da Massimo Jovine dei 99 Posse e dal percussionista e rapper Ciccio Merolla. I due in pochi giorni riescono a coinvolgere nel progetto una trentina di musicisti partenopei, costituendo il collettivo dei Terroni Uniti in cui confluiscono personaggi che hanno fatto la storia della musica napoletana, come Eugenio Bennato, Enzo Gragnaniello, James Senese, 'o Zulu, Francesco Di Bella, e molti dei protagonisti dell’attuale scena underground partenopea, ovvero Foja, La Maschera, Blindur, Tommaso Primo e altri. In tempi da record, viene registrata la canzone e realizzato un videoclip che dopo due giorni di pubblicazione totalizza più di 100mila visualizzazioni.

Da quel successo, i cui proventi sono destinati a organizzazioni che aiutano i profughi, e dai fatti accaduti in quel’11 marzo nasce l’idea di restituire la visita Salvini, organizzando un concertone proprio in quel prato di Pontida, tempio sacro dei leghisti, che inizialmente non era stato concesso dalle autorità locali.

Oggi, dopo tante polemiche e divieti revocati, finalmente alle 16 s’inizierà a suonare. Pare che i cittadini si barricheranno in casa, mentre i commercianti chiuderanno i loro negozi. Chissà, magari dopo qualche canzone, la musica 'terrona' li richiamerà sotto quel palco, dove si ritroveranno a ballare sulle note di “Tammurriata nera”.