"Umani come Gesu', la sfida della Grande Sconnessione" (Emi editrice), è il titolo dell'ultimo libro scritto da Padre Alberto Degan, missionario a Las Malvinas, in Ecuador, che l'autore presenterà il 9 giugno alle 21 nella sede del Seminario Vescovile di Rovigo, nel corso di un evento organizzato dall'associazione di promozione sociale Abagenzi. Essere "sconnessi" non significa solo che siamo come atomi dispersi nella rete (non solo virtuale) e intorpiditi in un mondo d'imperante indifferenza, ma che questo - sostiene Alberto Degan - è un preciso "progetto antropologico, politico ed economico che induce alla disumanizzazione dei rapporti interpersonali e sociali".

Un deserto culturale che ci impoverisce e che dovrebbe essere arginato puntando a rinnovare una "polis" costituita dall'incontro con l'altro,dal ripristino dei legami di fiducia che contrassegnino appartenenza, condivisione, equità. Fratel Alberto impiega un'espressione molto originale che consiste nell'idea di una "politica eucaristica". Si tratta della politica svolta come servizio, e che l'uomo di Nazareth ebbe modo di definire negli ultimi dialoghi con i discepoli narrati nel Vangelo nel corso dell'Ultima Cena: "I re delle nazioni le governano come regni assoluti...ma io sono in mezzo a voi come colui che serve". "La politica dovrebbe entrare nella logica eucaristica del dare la vita - afferma il Padre comboniano - non del toglierla".

Il servizio è ascolto e riconnessione

La dimensione vitale è ridotta dalla mancanza di ascolto.

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Diceva Roland Barthes che "l'ascolto è un piccolo teatro", implica una relazione, un gioco, perfino una sfida purché sia scambio costruttivo. L'ascolto attivo stabilisce connessioni con il prossimo, con la comunità, con il piano dei valori che vogliamo chiamare democrazia, giustizia, verità, aspirazione all'infinito, oppure Dio. Questo afferma Padre Degan, che propone nel suo libro la figura di Gesù come modello di una fraternità globale che si appropri di rapporti diretti e creativi, fatti di ponti e non di steccati. Temi che si avvicinano alla grande questione antropologica e filosofica del "post umano" che guarda all'uomo come artefice delle proprie modificazioni a causa del dominio delle tecnologie, fino alle ibridazioni inquietanti dell'uomo-macchina. La domanda da porsi concerne i limiti da non oltrepassare per restare nell'umano, il valore della responsabilità, l'accettazione in un ipotetico futuro di un'umanità "sintetica e brevettata", oppure la difesa di una lontana "scimmietta" fatta di compassione, immersione nella natura, sacralità ed intangibilità della vita che si celebra innanzitutto con la vicinanza fraternizzante con il proprio simile.