Abbiamo incontrato Fabrizio Peronaci, che tanti internauti conoscono per le sue inchieste su casi estremamente discussi e difficili, quali il rapimento mai risolto di Emanuela Orlandi - su cui Peronaci ha scritto due libri, di cui uno con il fratello della cittadina vaticana Pietro Orlandi -, il caso di Roberta Ragusa e molto altro, per presentarci la sua nuova inchiesta, narrata in un libro dal titolo "La Tentazione".

Fabrizio, puoi fare una presentazione di te stesso per chi non ti conoscesse?

Giornalista d’inchiesta e studioso del fenomeno delle lobbies, tema sul quale mi sono laureato alla Sapienza in Scienze politiche.

Iniziai da giornalista economico, a Italia Oggi, e poi mi ritrovai a seguire la cronaca nera, prima al Messaggero e all’Europeo, poi al Corriere, dove sono caposervizio da, ahimè, molti anni! Insofferente ai diktat del potere, allergico al genere tanto in voga delle notizie ‘carine’, sogno e cerco di praticare un giornalismo libero, capace di dare voce e identità alle persone comuni ed esercitare fino in fondo la sua missione. Da qui la decisione di lanciare il gruppo ‘Giornalismo Investigativo’ su Facebook e il mio interesse per vicende controverse, scomode, in cui il potere dà la peggiore prova di sé.

Ecco, siamo arrivati al punto. Da dove è nata l'idea del tuo ultimo libro "La tentazione"? Cosa ti ha mosso a raccontare questa storia, vera, va sottolineato, ma che ha una trama che sembra tratta da un romanzo di cappa e spada del miglior Dumas, tanto appare inverosimile per quel che la gente comune conosce della Chiesa?

Come spesso accade, tutto è iniziato da un fatto fortuito. Quel giorno a fine 2015 risposi al telefono e una donna mi disse: ‘Vuole starmi sentire?

Ho una storia straordinaria da raccontarle’. Le chiesi di accennarmi qualcosa e nel giro di pochi secondi accettai! Se fossi stato fuori stanza, il libro non sarebbe mai nato. 'La tentazione' è una storia vera, con nomi, cognomi e fatti documentati, e racconta qualcosa di autentico e molto naturale, l'amore terreno… Solo che il contesto è quello religioso e ciò, nonostante le aperture di un Papa rinnovatore come Francesco, continua a suscitare imbarazzi in molti ecclesiastici.

Ipocrisia e reticenze ancora prevalgono. Giorni fa mi ha scritto una lettrice per segnalarmi che un sacerdote aveva avuto una crisi di nervi, dopo averle visto in mano il mio libro.

Chi sono i protagonisti?

Una professoressa di lettere in pensione e il compagno, un alto prelato dal quale la donna ha avuto due figlie, negli anni Settanta. Padre Edoardo Raspini, detto Eddy, figura ben nota nella congregazione dei Carmelitani Scalzi, fu a lungo Superiore dell'ordine. Il libro è animato anche da un gruppetto di monaci di non provata dirittura morale, coinvolti nel furto di un prezioso dipinto in un convento; da una suorina pia e devotissima, incline a innamorarsi degli uomini sbagliati; e da un frate coraggioso, che di recente ha fatto emergere un grave scandalo sessuale nella chiesa di Santa Teresa e nella Curia dei carmelitani scalzi, a Roma.

Hai avuto modo di conoscere tutti i protagonisti?

Quelli non defunti, sì, certamente. La professoressa, da me ribattezzata la Dama Nera, è la voce narrante del romanzo-verità. Oggi è in pensione, ma ha l’energia di una ragazza. Ha deciso di uscire allo scoperto per vendicarsi di qualche torto subito e per mettere in guardia le migliaia di altre donne innamorate di uomini di Chiesa. State attente, è il suo monito: difficile competere in amore, quando il tuo rivale è Dio.

Gioco a fare l'avvocato del diavolo: non temi, dopo due libri sulla tragedia della famiglia Orlandi, nel cui caso le connessioni con la Chiesa sono innegabili, e ora con "La Tentazione", che qualcuno possa pensare che tu sia in un qualche modo "amareggiato" per gli anni di silenzio e voglia dare un'immagine negativa o comunque unilaterale su certi dettami dottrinali e relativi comportamenti ambivalenti?

Assolutamente no, semmai è il contrario. ‘La tentazione’ è un libro-verità, scritto come un romanzo, che mette al centro l’amore e la speranza nel futuro. L’autenticità dei sentimenti è apprezzata da chiunque, credente o non, consideri un dono la vita e ponga al centro il rispetto degli altri.

Dopo tanti anni, cosa pensi sia successo a Emanuela Orlandi? Il caso di Mirella Gregori è connesso, come noi tutti diamo per scontato?

Certo, il legame Emanuela-Mirella è evidenziato dall’esame dei fatti nonché dalla circostanza che l’inchiesta giudiziaria è sempre stata congiunta, e i magistrati ne avranno avuto motivo.

La vicenda racconta molti dei mali profondi della società italiana. Oltre che di un terribile fatto di cronaca e di giustizia negata, si tratta di una sequenza di depistaggi tuttora in corso, della perdurante presenza di forze impegnate nell’occultare la verità e di un atteggiamento consolidato, la soggezione dello Stato italiano a quello vaticano”

Quanto, secondo te, papa Bergoglio sarà disposto a fare, dopo i numerosi appelli della famiglia Orlandi e le petizioni di migliaia di cittadini, perché vengano alla luce i dossier che il Vaticano possiede su quell'episodio tragico? O quantomeno che il Papa chiarisca perché disse a Pietro Orlandi che sua sorella "si trova in cielo"?

Quella frase pronunciata nel marzo 2013 fu effettivamente sorprendente. Ricordo che mi telefonò il giudice Martella, istruttore del processo sull’attentato a Wojtyla, il quale, da rigoroso uomo di legge, era allibito: “Ma è incredibile! Quelle parole, a indagini aperte, sono gravi! Sicuro che le abbia dette?” Allora, quattro anni fa, optai per la spiegazione più semplice, che il Papa neoeletto, estraneo ai fatti di Curia, si fosse ispirato al solo buon senso, considerato il tempo trascorso. Il guaio, però, è che nel frattempo Bergoglio si sarà informato. Ma quella frase detta a Pietro (Orlandi, fratello di Emanuela - n.d.r.

) non è stata mai chiarita. Segno che le reticenze continuano a prevalere.

Quale augurio ti senti di fare alla Chiesa del futuro?

Di avere più coraggio e trasparenza, sfidare il mondo nuovo, accantonare i dogmi e guardare di più ai dubbi e alla sofferenza delle persone. La vicenda raccontata ne ‘La tentazione’, da questo punto di vista, è ancor più emblematica del caso Orlandi-Gregori, in quanto innamorarsi può capitare a tutti, è consustanziale, perdonami il termine teologico, alla bellezza della vita. La passione tra padre Edoardo e la Dama Nera dovrebbe indurre la Chiesa a compiere un passo rapido verso l'abolizione dell'obbligo del celibato.

Concedere ai religiosi una vita sentimentale piena, infatti, contribuirebbe a frenare il calo di vocazioni, ad avvicinare i sacerdoti al popolo di Dio, a rilanciare la credibilità della Chiesa e – soprattutto! – a cancellare l'obbrobrio dei preti pedofili e dei troppi scandali sessuali che pongono in secondo piano l’impegno della stragrande maggioranza di sacerdoti perbene.

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